John McEnroe: in the Realm of Perfection vince il Premio Miccichè alla Mostra di Pesaro

Premiato il film francese di Julien Faraut

La 54. edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro è stata molto ricca di iniziative, dalla rassegna We want Cinema – Sguardi di donne nel cinema italiano alla personale dell’autore francese Marc’O, dall’attenzione verso gli sguardi femminili nel cinema russo al focus su “Sperimentare il ’68 – Lezioni di storia 3” fino allo speciale sui 50 anni dalla realizzazione di “Nostra signora dei turchi” di Carmelo Bene allo spazio denominato Satellite sulle visioni per il cinema futuro.

Nella sezione in concorso sono stati presentati sei lungometraggi provenienti da tutto il mondo e realizzati da registi giovani, alla loro prima o seconda regia. La Giuria, composta dall’attrice e regista Tea Falco, dal regista Paolo Franchi e dal documentarista Stefano Savona, ha assegnato il Premio Lino Micciché per il miglior film del concorso a John McEnroe: in the Realm of Perfection di Julien Faraut.

Il film ha vinto con la seguente motivazione: Avendo molto apprezzato la scelta eterogenea e coraggiosa dei film in concorso, la giuria assegna all’unanimità il Premio Lino Miccichè a John McEnroe: in the Realm of Perfection di Julien Faraut per aver realizzato un film ossessivo e sorprendente, di rara raffinatezza stilistica, che, attraverso un montaggio dei materiali di repertorio insieme cinematograficamente radicale e filologicamente rispettoso, ci svela, sequenza dopo sequenza, l’intimità del suo protagonista”.

Il film è un documentario tutto concentrato sulla figura del tennista John McEnroe, grande atleta ma personaggio dotato anche di un caratteraccio che lo portava spesso a dispute con i giudici durante le partite. Il lavoro di Julien Faraut parte con una citazione attribuita a Jean-Luc Godard “Il cinema mente, lo sport no” che diventa poi il punto di riferimento di quest’opera atipica e bizzarra che mette in evidenza le connessioni tra il cinema e il tennis.

Tutto deriva dai materiali girati nel corso di quasi tre decenni da un cineasta con il pallino per il tennis, Gil de Kermadec. Alla fine degli anni Sessanta, de Kermadec realizzava documentari pedagogici dove il gesto atletico veniva sottoposto a un’analisi dettagliata. Successivamente il cineasta cominciò ad interessarsi alle gare e a filmare i match del Roland Garros. Quello che lo interessa non è la partita, né la competizione, né tanto meno il risultato, ma lo stile che contraddistingue ogni singolo atleta per poi realizzare una serie di ritratti di singoli giocatori, l’ultimo dei quali nel 1985 viene dedicato a John McEnroe, allora numero uno al mondo.

Il film di Faraut lavora su questi materiali d’archivio con una propria originalità e la voce fuori campo di Mathieu Amalric che racconta ogni fase di questo percorso. Perciò il lavoro del regista francese non è un film sullo sport ma piuttosto “un film su un film su McEnroe” dove da una parte (quella principale) vi è un’analisi sullo stile di gioco del campione attraverso le sue molteplici caratteristiche e angolazioni in campo e dall’altra vi un lavoro sul rapporto tendenziale tra cinema e tennis.

Il film di Faraut ha vinto anche il premio della Giuria degli studenti con questa motivazione: “Per l’intelligente e stratificata esplorazione di linguaggi eterogenei, dal cinema allo sport, dalla didattica alla filosofia, sintetizzati in un’opera altamente innovativa che riflette sulla ricerca della perfezione e sull’ontologia dell’immagine in movimento, attraverso una dialettica audiovisiva tra i materiali d’archivio e una loro raffinata rimediazione filmica.

La Giuria studenti ha assegnato inoltre una Menzione Speciale al film statunitense  “America” di Erick Stoll e Chase Whiteside e lo ha apprezzato “Per la delicatezza con cui la macchina da presa indaga un rapporto familiare emblematico, attraverso una narrazione filmica e una ricerca antropologica estremamente raffinata e coinvolgente. Ad America, simbolo di un amore puro e incondizionato, che non rappresenta soltanto un passato da ricordare, ma un futuro da custodire”.

Questo film, che racconta un complesso e raffinato ritratto familiare e che è stato realizzato dall’accoppiata di due giovani cineasti statunitensi, si è anche aggiudicato il Premio del Pubblico, quello che Pesaro ha proposto come Cinema in Piazza dove gli spettatori sono stati chiamati a votare alla fine di ogni proiezione.