“Jupiter” di Alexandre Smia
Con Jupiter, film di Alexandre Smia, veniamo catapultati in una realtà per certi aspetti molto simile alla nostra, per altri distopica. Paul Archimbault, presidente della repubblica francese, si trova a dover mediare le trattative tra Russia e Ucraina dopo che il presidente russo Chernov (Valeriu Andriuta) scampa un attentato alla sua vita. La pallottola gli sfiora la carotide di 3 mm e il mondo si ritrova sull’orlo del baratro. Dai media russi la colpa viene subito attribuita agli ucraini ma, in un colloquio quasi confidenziale con Archimbault, il presidente ucraino Kovalenko (Mark Ivanir) smentisce le accuse.
L’Ucraina capitolerà sotto le minacce nucleari di Chernov? Cosa potrà fare la NATO? La minaccia diventa concreta quando, in seguito ad una telefonata con il presidente francese, Chernov sgancia una bomba nel Mar Nero. Il tema scelto da Alexandre pare dunque chiarissimo e vicino agli interrogativi che molti si sono posti fino ad oggi. Cosa abbiamo imparato dalla storia? Quando si è passati da un mondo che segue la forza della legge ad uno che perisce sotto la legge della forza? Che fine ha fatto la diplomazia?
Nella realtà di Alexandre tuttavia c’è un elemento che rende il thriller politico ancor più umano: la morte della figlia di Paul Archimbault. I come e i perché di tale evento vengono tralasciati, ciò che percepiamo sono solo gli effetti del lutto sulla mente di un uomo sempre più solo, sia nell’affrontare questo dramma personale che nelle scelte riguardanti il destino del mondo. Ne esce il ritratto di un presidente che, affiancato dal suo staff politico e militare, non parla mai per primo, a tratti assertivo a tratti provocatorio, corroso dal dolore in maniera tale che ci si arriva a chiedere se le sue scelte non nascano dalla convinzione di non aver più nulla da perdere. Questa solitudine è stata riportata dal registra sullo schermo tramite dei primi piani simbolici di Archimbault, accompagnati da un sonoro capace di sostituire lo spettatore all’attore. Caratteristica del film è inoltre una fotografia di successo, in grado di definire alla perfezione il tono emotivo di ogni scena.
Ma che cos’è quindi Jupiter? È il nome del bunker situato sotto il Palazzo dell’Elisea a Parigi, nonché fulcro della gestione della sicurezza nazionale e dei vertici di crisi in Francia. Alexandre nel film lo sceglie come sfondo principale di gran parte delle vicende e lo rappresenta con particolare realismo, rifacendosi all’arredamento originale. Ne deriva una sensazione claustrofobica di grande risonanza emotiva.
Il finale aperto, invece, soddisfa solo in parte, come se, dopo un’ora di riprese di spalle di un uomo già reso volutamente impenetrabile, si fosse stati derubati delle scene che più avrebbero impattato sul pubblico.