Dopo aver compiuto con successo l’importante giro di boa della 50esima edizione (che purtroppo chi scrive non ha potuto festeggiare in loco) il Festival ceco di Karlovy Vary continua a presentarsi come luogo d’incontro privilegiato per chi voglia farsi un’idea articolata di quanto si produce di interessante nell’Europa centro-orientale, ma anche scoprire nuovi talenti in erba e, perché no, poter vedere da distanze più umane le star hollywoodiane che lo staff direttivo continua a portare in questo incantevole angolino della Repubblica Ceca.

Fra le star di cui sopra Jeremy Renner e Casey Affleck, che saranno premiati (come del resto il buon vecchio combattente Ken Loach in compagnia del fido Laverty) con cerimonie mai troppo abbottonate o inutilmente pompose. Quest’anno in particolare la madrina che ha inaugurato l’edizione numero 52 è stata Uma Thurman, probabilmente convinta dal lungimirante direttore artistico Karel Och (con il quale ha condiviso la Giuria dell’ultimo Certain Regard cannense) e dal sempre charmant presidente Jiri Bartoska. Le sezioni competitive sono tre: oltre a quella dei documentari e al concorso fiction principale, è sempre stata foriera di interessanti visioni la sezione “East of the West”, dove passano spesso giovani autori provenienti dai paesi dell’ex-Patto di Varsavia e dintorni.casey affleck

Dodici i lungometraggi di finzione che concorrono quest’anno al Globo di Cristallo. Notiamo subito un’assenza, quella di film italiani, che a queste latitudini sono stati ultimamente spesso presenti e a volte anche vincitori. Al di là di questo dettaglio, ci pare che fra i nomi più importanti vada rilevato il russo Boris Chlebnikov, che dopo un’interessante carriera di film un po’ anodini dalla narrazione “debole” (Free Floating fra tutti) qui si presenta con un ultimo lavoro che promette invece emozioni molto più rotonde e definite, Aritmia, appena passato con successo al Festival di Soči (vi ha  vinto il Kinotavr come miglior film). Il georgiano Giorgi Ovashvili, invece, con il suo Khibula spera forse di ripetere l’exploit del 2014-5, quando con il suo Corn Island  vinse qui il premio principale e poi anche il Trieste Film Festival (oltre a risultare candidato all’Oscar per il paese caucasico). Particolarmente emozionale per chi scrive è invece il caso di Birds are Singing in Kigali: il regista polacco Krzysztof Krauze (suoi gli ottimi My Nikifor e Papushka) è venuto a mancare pochi anni fa, e la moglie e collaboratrice storica Joanna ha deciso di portare a termine questa sua storia incentrata sul conflitto rwandese fra Tutsi e Hutu.

Sempre provenienti da quest’area geografica, destano curiosità Breaking News, della romena Iulia Rugina, soprattutto perché la possente e ormai ben nota “nuova onda” di quel paese non ha espresso finora voci femminili di rilievo (ma aspettiamo speranzosi…); Men Don’t Cry di Alen Drljevic promette invece uno sguardo differente e non asfittico sul post-conflitto jugoslavo: un gruppo di veterani piuttosto eterogeneo si riunisce in un luogo appartato dalla città per sottoporsi ad una specie di “terapia del perdono”. Ovviamente i padroni di casa puntano a farsi notare, come è giusto che sia nella kermesse nazionale più importante: toccherà a Vaclav Kadrna, con il suo Il piccolo crociato, tentare di difendere i colori di casa con una pellicola che promette di essere stilisticamente notevole (lo scenografo è il nostro Luca Servino, con tanto di quota co-produttiva italiana). Film “di confine” già dal titolo è poi The Line, coproduzione della Slovacchia con l’Ucraina (paese presente in modo sostanzioso sulla piazza del festival con i suoi prodotti finiti e con progetti per il futuro…): il protagonista contrabbanda merce lungo la frontiera fra i due paesi, e dovrà decidere se superare anche i limiti imposti dalla propria coscienza.

Non si pensi comunque che questo sia un festival “regionale”. Tutt’altro: già nel concorso tocchiamo lidi anche lontani, quali l’India di Ralang Road (l’autore Karma Takapa ci porterà in giro per l’Himalaya) o gli USA, con la commedia sentimentale Keep the Change di Rachel Israel. A chiudere il parterre un film francese, uno israeliano e uno che batte bandiera turca, otto su dodici sono prime mondiali e le sorprese degli ultimi anni ci hanno confermato senza ombra di dubbio che chi continua a sminuire Karlovy Vary quanto a originalità e prospettive dovrebbe forse venire a toccare con mano la vitalità di questa manifestazione.

La quale, comunque, per chi scrive ha ovviamente nel suo secondo concorso un interesse specifico altissimo: “East of the West” si distingue per l’alto numero di debutti, come ad esempio la giovane ucraina Marina Stepanska (Falling), il kosovaro Edon Risvanolli (Unwanted), il turco Bulent Ozturk (Blue Silence) o ancora il ceco Josef Tuka (Absence of Closeness), che già dal titolo incuriosisce in quanto richiama curiosamente il Closeness di Kantemir Balagov che tanto ha stupito a Cannes… Nella sezione poi si trovano ancora giovani autori georgiani, azeri, estoni (ben due) per una competizione secondaria quanto si vuole, ma che promette di combinare freschezza creativa con inevitabili sguardi sociologici su una specifica macro-area geografica.

Oltre alla sezione di film cechi, in cui sarà possibile farsi sorprendere magari da qualche gioiellino (invero un po’ inatteso) nascosto in mezzo a tutta la produzione nazionale, da ricordare anche gli omaggi a Kenji Mizoguchi e al classico dell’animazione ceca Jiri Brdecka, ma soprattutto una piccola scommessa che il festival fa su dieci nuovi nomi da seguire. “Future Frames: Ten New Filmakers to Follow” è una mini-sezione in cui una decina di giovani promettenti autori europei presentano i loro cortometraggi, sperando di trasformarsi da perfetti sconosciuti in scommesse vinte, all’interno di quella continua ricerca di nuovi autori che i festival lungimiranti hanno il dovere di perseguire.

Insomma, molto da vedere (senza che questo diventi un elefantiaco troppo), qualità europea in prevalenza, ma con uno sguardo ai classici e anche ad altre zone mondiali: fra qualche giorno ne riparleremo per tirare le somme.