I numeri contano e gli anniversari a qualcosa servono sempre (per lo meno a ricordare), ma non è l’edizione del vivacissimo festival ceco a interessarci (la cinquantaquattresima, un numero dunque non “tondo”), ma i trent’anni precisi dalla caduta del regime burocratico-poliziesco cecoslovacco che ricevette la spallata decisiva a Praga, Bratislava e dintorni grazie alla pacifica Rivoluzione di Velluto del 1989.

Il festival ceco, che si conferma punto di riferimento per l’Europa centrale, non poteva non ricordare adeguatamente la data che ha aperto finalmente al pluralismo (ivi compreso cinematografico) le frontiere mentali e produttive del paese. Al di là del concorso, quindi, particolarmente interessante quest’anno risulta la scelta di sette pellicole “d’epoca” (quasi giovani classici ormai), girate e distribuite fra il 1989 e il 1992, inquadrate nel programma “Senza censura/Liberati”: si va da Juraj Jakubisko (È meglio essere ricchi e sani che poveri e malati) e Vera Chytilova e Jan Nemec (con Nelle fiamme dell’amore reale, trasposizione di un’opera dello stravagante genio filosofico espressionista Ladislav Klima). Purtroppo gli ultimi due autori della nova vlna da noi citati non sono più fra noi e la rassegna viene dunque naturalmente dedicata a loro.

Ma Karlovy Vary non riposa sugli allori della cinematografia nazionale e guarda con attenzione a 360 gradi anche al presente: il concorso, è vero, sulla carta non ha grandissimi nomi da offrire, ma è fonte di sicura curiosità, con dodici lungometraggi di finzione che dovranno essere valutati da una Giuria interessante, in cui siedono Sergej Loznica e il Charles Tesson della Semaine de la Critique cannense. Fra i nomi più attraenti forse The Father della coppia bulgara Grozeva/Valchanov, di cui il pubblico italiano ha già avuto modo di apprezzare le qualità, o uno dei registi sloveni più continui, Damjan Kozole, che torna qui con il suo ultimo Half-Sister, storia di incomunicabilità fra sorelle. Ma avremo modo di tornare sul concorso a visioni avvenute…

Fra le altre, numerose e ricche, sezioni ci piace segnalare l’omaggio al Maestro del cinema egiziano Youssef Chahine, di cui sono qui presentate ben dodici pellicole, con un coraggioso recupero soprattutto dei suoi esordi degli anni Cinquanta, oppure il programma speciale “Out of the Past” in cui vengono recuperati sia il seminale Detour di Edgar Ulmer (che è nato in quella Olomouc che ora è parte della Repubblica Ceca) che alcuni classici della cinematografia cecoslovacca, primo fra tutti la versione restaurata de Il bruciacadeveri di Juraj Herz, tratto dal capolavoro di Ladislav Fuks appena ritradotto in italiano dai tipi della Miraggi Edizioni.

Per quanto riguarda le altre due sezioni competitive diremo che il concorso documentari presenta dieci opere dalla gamma piuttosto ampia: si va dalla nuova sperimentazione emotiva della lettone Laila Pakalnina (Spoon) allo studio dei disturbi del sonno di In the Arms of Morpheus dell’olandese Marc Schmidt, per chiudere fra gli altri con l’ucraino Projectionist di Yurij Shylov, dedicato ad uno dei proiezionisti storici di Kiev, e con il nostro Nazareno Nicoletti, che promette un “bad trip” nella periferia napoletana con il suo Giù dal vivo, qui in prima mondiale. En passant noteremo che sebbene nel concorso di fiction quest’anno manchi il concorrente italiano, pur tuttavia il fil rouge che lega questa kermesse al Belpaese è confermato dai vari film recenti della nostra cinematografia più valida messi in vetrina nelle varie sezioni non competitive (si va dall’ultimo Bellocchio al sassarese Angius con Dovunque proteggimi al Dafne di Federico Bondi).

Dicevamo dei concorsi: “East of the West”, appuntamento ormai classico e imperdibile nella sua qualità di sguardo selettivo sull’area centro-europea, quest’anno getta il cuore oltre l’ostacolo e per la prima volta si apre all’Arabia Saudita. Non sappiamo molto di Last Visit di Abdulmohsen Aldhabaan, ma il direttore della fotografia è una garanzia: Amine Messadi, uno degli sguardi più intensi del cinema nord-africano, dop anche per The Last of Us passato alla SIC 2016 con grande successo.

Per chi scrive sarà poi sempre una sfida sbirciare nella sezione dedicata ai film nazionali (Czech Films 2018-2019), dove oltre all’equilibrato Jan Palach di Robert Sedlacek potrebbe riservare sorprese il secondo film dell’attore Jiri Madl (On the Roof), che aveva molto positivamente stupito con il suo inatteso debutto, Andiamo al mare.

Questo è il menù, ci risentiamo a fine festival per contare le stellette…