I kiwi di Napoli, foto di scena
I kiwi di Napoli, foto di scena

I Kiwi di Napoli, il testo di Philippe Löhle in cartellone al ridotto del Teatro Mercadante da martedì 19 marzo a domenica 24 (ore 21.00) con l’adattamento e la regia di Carlo Geltrude, si riprende la scena partenopea dopo un avvio piuttosto fortunato, contando l’anteprima al Teatro Kohlenpott di Herne, la prima italiana al Nuovo Teatro Sanità e la buona accoglienza al recente debutto francese a la Friche la Belle de Mai di Marsiglia.

Un titolo all’apparenza curioso, per uno spettacolo nato per “parlare di Napoli” fra gli incerti globalizzati del presente, attraverso gli occhi e le storie di tre percorsi umani intrecciati ai quali si sovrappongono drammaticamente tre dimensioni di profonda inquietudine. Da una parte, la paura dei giovani protagonisti di non trovare lavoro e di potersi realizzare nella propria città; in connessione profonda con la prima, il timore che la criminalità organizzata possa condizionare la propria vita senza scampo; infine, radicata come un fantasma nell’inconscio collettivo, la paura atavica della grande montagna assopita e incombente, che può svegliarsi da un momento all’altro. Ecco allora che l’accostamento del titolo fra Napoli e i kiwi può funzionare da allegoria vegetale per una risposta possibile a queste inquietudini: frutti piccoli e pelosi, all’apparenza respingenti, che hanno trovato la propria fortuna in una terra estranea (la Nuova Zelanda) grazie a chi ne ha saputo cogliere le qualità nascoste, andando oltre le apparenze.

I kiwi di Napoli, foto di scena
I kiwi di Napoli, foto di scena

Il testo di Philippe Löhle ha una genesi assai articolata; è un prodotto infatti del progettoCities on the Edge, realizzato dal Goethe-Institut di Napoli e Marsiglia, che coinvolge dieci realtà artistiche attive in aree definite marginali o di disagio. A gennaio 2017, il drammaturgo tedesco ha condotto una residenza teatrale presso il Nuovo Teatro Sanità, nel corso della quale ha raccolto una serie di interviste fatte ai giovani attori della compagnia, accanto ad azioni di “attraversamento urbano” non convenzionale del capoluogo partenopeo, fino a far confluire il materiale finale nella stesura del testo. Le paure delle nuove generazioni sono filtrate dallo sguardo disincantato dell’autore tedesco, oltre i luoghi comuni che spesso condizionano una certa percezione della “napoletanità” vista dall’esterno.

La direzione dello spettacolo è affidata a Carlo Geltrude, che con I kiwi di Napoli fa il suo debutto come regista: «È una possibilità incredibile — spiega Geltrude —, quella che ci ha offerto il Goethe- Institut, con questo progetto. Non pensavo che il mio debutto alla regia sarebbe stato internazionale. Io sono nato e cresciuto alla Sanità, sin dall’inizio del mio percorso sono stato spinto a uscire fuori dal quartiere, a confrontarmi con quello che era oltre la mia visuale, prima con numerosi progetti in giro per l’Italia, in cui sono stato coinvolto da Mario Gelardi, poi con la mia formazione all’Accademia del Mercadante, e l’anno scorso circa novanta repliche della Paranza dei Bambini mi hanno portato in diverse piazze italiane. “Cities on the Edge” mi ha permesso di fare un salto artistico, perché non solo ho potuto realizzare un mio spettacolo, ma ho avuto modo di conoscere artisti di diverse nazionalità, di formarmi, confrontarmi e infine di collaborare con loro. Credo sia un primo punto di arrivo importante del mio percorso. Ringrazio la direttrice del Goethe- Institut di Napoli, Maria Carmen Morese e spero che ora il lavoro di questi anni si veda soprattutto in scena». 

La traduzione del testo è a cura di Maria Carmen Morese e Anita Schnierle; il cast è composto da Vincenzo Antonucci (Enzucc’ Vesuvio), Luigi Bignone (Matthias Tedesco), Anna De Stefano (Raffaella Rossa), Carlo Geltrude (Don Carlo), Salvatore Nicolella (Sasà Malaterra) Gaetano Migliaccio (Uomo), Federica Totaro (Irene), Beatrice Vento (Donna); a completare il quadro i costumi di Alessandra Gaudioso, le scene di Professione Teatro, il disegno luci di Carmine De Mizio, l’aiuto regia di Mario Ascione.

Il progetto è stato finanziato dai fondi speciali Kultur&Entwicklung del Goethe-Institut e Fondazione Culturale Franco-Tedesca (DFJW)

Info: www.teatrostabilenapoli.it