Nella Rimini dell’indimenticabile Fellini con il tanto amato Grand Hotel, mentre il maestrale soffia dal mare a forza a quattro, un barbone viene trovato morto; seguono altri brutali omicidi.
Il vice questore, Costanza Confalonieri Bonnet, di una bellezza da togliere il fiato, con la sua squadra – l’ispettore latinista Orlando Appicciafuoco, l’assai meno intellettuale vice sovrintendente Emerson Leichen Palmer Balducci e l’agente scelto nonché nerd Cecilia Cortellesi – segue una pista che elimina subito i titoloni dei giornali e tv che gridano Rimini paradiso dei delinquenti, cavalcando l’onda dell’intolleranza, del razzismo e fascismo.
La chiave di tutto è quella che il barbone è riuscito a ingoiare prima di essere ucciso.  La squadra della Bonnet imbocca la strada giusta e si mette sulle orme di una pericolosissima banda.

Primo romanzo per Gino Vignali, fondatore di Smemoranda e del cabaret Zelig insieme a Michele Mozzati.
Vignali debutta nel mondo della letteratura con una storia cupa, alleggerita da un umorismo folgorante, ma sempre attento a guardare il mondo con un pragmatismo tragicomico, mai cinico.
Primo di altre tre romanzi, uno per ogni stagione (il secondo dovrebbe uscire a febbraio 2019), La chiave di tutto con la sua scrittura scorrevole – un  vero diletto leggerlo – possiede una trama gialla ben congegnata, strutturata in modo da destare fin da subito l’attenzione del lettore; a questa si aggiunge una sottile analisi sarcastica della società e dei media. Un romanzo giallo che può piacere anche per chi non ama questo genere, ma è un appassionato di un linguaggio o sguardo sul mondo acuto, umoristico e di storie che lasciano qualcosa quando si arriva all’ultima pagina.
Non vediamo l’ora di ritrovare e scoprire la nuova sfida della squadra della Bonnet.