La notizia della presenza di Ciccio Mira, il mitologico e omertosissimo impresario siciliano già protagonista di Belluscone – Una storia siciliananel nuovo film di Franco Maresco aveva suscitato sentimenti contrastanti: da un lato l’ottimismo per un nuovo racconto con protagonista un personaggio che ha dell’incredibile, dall’altro la preoccupazione per un film che rischiava di essere il gemello o addirittura il clone di quello del 2014. Grazie al cielo, ma soprattutto grazie a Maresco e grazie al magnifico e terrificante teatro di contraddizioni che è il nostro paese, La mafia non è più quella di una volta non solo è un film quasi totalmente scollegato dal suo predecessore ma in più, con quel misto tra gusto dell’orrido e amore per l’assurdo a cui il regista di Cinico TV ci ha abituato, racconta un tema doloroso come quello dell’ipocrisia all’interno dei movimenti e delle manifestazioni antimafia siciliani e nello specifico palermitani. Il film si apre infatti sul corteo di commemorazione per i 25 anni dall’assassinio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, dove il regista decide di portare Letizia Battaglia, storica fotografa di cronaca siciliana e testimone delle scene del crimine di alcuni dei più efferati omicidi di mafia. I continui balli, canti, e il generale clima da sagra di paese, uniti alle risposte poco propense a condannare la mafia e a ricordare i due magistrati come degli eroi da parte dei passanti, disgustano la Battaglia al punto da spingerla ad abbandonare la manifestazione. Maresco decide allora di dimostrarci che quello che abbiamo appena visto, in quanto a paradossi e contraddizioni,  non è niente: non è niente in confronto all’ultima fatica del leggendario Ciccio Mira, che decide di organizzare uno spettacolo in memoria dei due magistrati antimafia nel difficilissimo quartiere Zen nonostante i suoi precedenti per legami con la criminalità organizzata (e nonostante un documentario di due ore che ne documenta le simpatie per cosa nostra con frasi cult come “ragazzi state lontani dalla mafia perchè non è più quella di una volta”). Da qui, Maresco comincia a guidarci in un incredibile freak show in bilico tra l’inscenato e il documentario, tra imitatori, cantanti neomelodici e ballerini tutti estremamente riluttanti all’idea di ricordare i due giudici uccisi nonostante si stiano esibendo in loro memoria, come testimoniato dalle classiche interviste alla Maresco ai vari “artisti”. Non manca l’ossessivo bianco e nero in stile Cinico TV utilizzato solo nelle scene col mitologico Mira. Ma a rubare la scena all’impresario è un altra creatura crepuscolare che pare uscita da un episodio di Twin Peaks: è Matteo Mannino, il misterioso produttore analfabeta dei programmi televisivi e degli spettacoli di Mira che sembra sempre più spaventato dalla connotazione anti-mafiosa dell’evento che sta organizzando. Il film diventa allora per un momento il racconto del dramma esistenziale di questo personaggio che ha dell’incredibile, accompagnato dal suo tormentone “noN comment” ogni volta che gli viene chiesto di ripetere “abbasso la mafia” o simili. Raccontato così potrebbe sembrare una fotografia un po’ assurdista dell’omertà nella Sicilia di oggi, tanto agghiacciante quanto già vista, ma c’è di più: al di là delle tragicomiche dichiarazioni dei freak intervistati, a far riflettere è il confronto tra le contraddizioni grottesche del concerto antimafia del mafioso Mira e quelle poi non troppo diverse della manifestazione ufficiale, come sottolineato da un finale in cui Maresco si produce in un feroce attacco a quelle istituzioni che hanno taciuto sulla trattativa stato mafia, Mattarella compreso. Su Mattarella si apre poi la parte finale del film, in cui un incontrollabile Ciccio Mira racconta una storia assurda di amicizia tra la sua famiglia e quella del presidente della repubblica negli anni dell’infanzia. Insomma, La mafia non è più quella di una volta non è solo una lunga serie di interviste grottesche a un gruppo di omertosi o una lunga puntata di Cinico TV, ma un film che giocando in modo magistrale tra fiction e documentario riesce a raccontare il dramma di una regione e di un paese che fa una fatica immane a fare i conti con la sua coscienza sporca.