La poliedrica stagione del Teatro Ca’ Foscari a Santa Marta

Dopo aver celebrato l’anno scorso i centocinquant’anni dalla fondazione dell’Ateneo veneziano di Ca’ Foscari – attraverso un classico come La commedia degli Zanni, riallestimento del fortunato spettacolo messo in scena da Giovanni Poli nel 1958, ed E serbi un sasso il nome, dedicato con la solita maestria dal regista Stefano Pagin alla memoria dei cafoscarini caduti nei conflitti bellici – ora il Teatro universitario di Santa Marta riparte con un’indagine multicentrica sulla scena contemporanea. «La via maestra – ricomporre il presente», questo il titolo della nuova stagione, raggruppa esperienze teatrali molto diverse tra loro, che hanno come denominatore comune la qualità.

La partenza è lasciata a una delle artiste più interessanti e poliedriche della nostra scena, Marta Cuscunà, che sin dall’inizio della sua carriera accompagna la sua narrazione con strepitose incursioni nel teatro di figura, e che già con l’ormai lontano È bello vivere liberi!, del 2009, si distingue a livello nazionale entrando tra i finalisti del Premio Ubu 2010 come miglior attrice under 30 (ancora tra i finalisti è tra l’altro nel 2016 nella categoria miglior attrice/performer). Questa volta porta a Venezia Il canto della caduta, liberamente ispirato al mito del regno di Fanes, un epos di provenienza ladina dove la supremazia femminile che aveva contraddistinto gli anni d’oro dell’umanità lascia il posto a un periodo caratterizzato dalla guerra e dal dominio maschile.

Sempre sul versante del teatro ‘parlato’ si colloca un finissimo dicitore come Marco Baliani, che in Una notte sbagliata affronta, dando vita e voce al protagonista Tano, il sempre più preoccupante aumentare degli episodi di violenza contro la diversità.

A seguire un monologo ispirato alla vita e alle opere di Wislawa Szymborska, poetessa polacca premio Nobel nel 1996, curato da un’estimatrice di questa scrittrice, Silvia Piovan, e l’opera forse più corrosiva ed emblematica di uno dei giganti del Novecento come Thomas Bernhard, Prima della pensione (che propone anche il sottotitolo Cospiratori) messo in scena da Elena Bucci e Marco Sgrosso: la pièce è un pugno nello stomaco per chi resta convinto che fascismo, nazismo e autoritarismo siano questioni relegate nel passato. Pubblicato, come l’intera opera teatrale di Bernhard, da Ubulibri, Prima della pensione è un raggelato affresco di vita contemporanea in cui un fratello e una sorella sono incestuosamente legati mentre l’altra, in sedia a rotelle, non può fare altro che certificare lo status quo, mentre lui, Rudolf, è nostalgicamente reclinato sul suo passato da gerarca hitleriano. Peccato che ora stia per andare tranquillamente in pensione da stimato magistrato… Lo spettacolo è inserito nel piano delle attività che Ca’ Foscari organizza per la Giornata della memoria e ospitato in collaborazione con l’Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione Giorgio Cini.

Procedendo nel percorso cronologico, incontriamo ancora Stefano Pagin, stavolta alle prese con un atto unico di Cechov, Sulla strada maestra, messo in scena molto raramente (ma se ne ricorda l’allestimento berlinese di Klaus-Michael Grüber, nella sala prove decentrata a Kreuzberg, dove il regista riesce a creare un luogo condiviso da interpreti e spettatori, continuando nella sua ricerca inesausta di nuove potenzialità spaziali per il teatro di prosa).

Un’altra artista affezionata al palcoscenico di Ca’ Foscari è poi Giuliana Musso, che trasporta in laguna La scimmia, uno spettacolo liberamente ispirato a Una relazione per un’Accademia di Franz Kafka. Si continua con due lavori di Antonella Questa, Vecchia sarai tu! e Svergognata, dove l’approccio comico dell’attrice ligure conduce chi guarda a riflettere su temi profondi e dolenti dell’esistenza e delle relazioni umane.

Ma le sorprese non finiscono qua. Carlo Cerciello, fondatore del napoletano Teatro Elicantropo, propone Scannasurice, testo irriverente e geniale di Enzo Moscato magistralmente interpretato da una grandissima Imma Villa: le difficoltà iniziali dovute al vernacolo scompaiono rapidamente lasciando il posto a uno struggente ritratto schiettamente partenopeo. Se infine Ilaria Drago, nel suo Migrazioni. Cambiare la fine. Senza confini Antigone non muore presenta una suggestiva riflessione sulla sfortunata figlia di Edipo, guardando all’oggi e ai (negati) diritti umani i fuoriclasse del Teatrino Giullare mettono in scena Menelao. Una tragedia contemporanea, su testo del bravissimo Davide Carnevali.

Una stagione intensa e assolutamente da non perdere!