venerdì, Ottobre 16, 2026
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La regista Khadija Al-Salami: stop alle spose bambine

Il film La Sposa Bambina – titolo originale Mi chiamo Nojoom, ho 10 anni e voglio il divorzio – sostenuto da Amnesty International, vincitore di numerosissimi premi, chiude la prima edizione del Festival dei Diritti Umani.
Abbiamo incontrato la regista yemenita Khadija Al-Salami, felice ed emozionata che il suo film venga distribuito in Italia da Barter “Sono riconoscente perché si sono presi un rischio. E’ stato molto difficile trovare i finanziamenti per questo film. In 5 anni non ho trovato persone molto interessate. Ho coinvolto una mia amica, che ha investito in proprio, dando così inizio al progetto. Ringrazio Barter perché ha creduto nell’importanza di questo progetto, che non ha nessun tipo di protezione”.

Ci sono 15 milioni di spose bambine al mondo. Se non si agisce subito entro 4 anni saranno 140 milioni. Questo film vuole essere una speranza e luce di cambiamento.

Lei racconta la vera storia di Nojoud, bimba divenuta un simbolo. Costretta dalla famiglia a sposare un uomo di trent’anni, si ribella e da sola ottiene il divorzio. Ma anche lei ha vissuto un’esperienza simile all’età di 11 anni. Quanto c’è di autobiografico e come è stato scrivere e dirigere questo film?

“La scena del bagno e la fine del film. Io ho picchiato la testa in bagno fino a svenire. E’ stata una delle due scene che ho girato per ultime. L’altra è quella della prima notte di nozze. Il giorno del mio matrimonio giocavo, ero una bambina. E alla fine, dopo tutto, sono tornata a scuola. Scrivere il libro e poi dirigere il film, e i documentari prima, sono stati un percorso analitico. In Yemen non abbiamo psicologi, si ricorre all’ “autocura”. La vita è stata la mia terapia. Da sola ho trovato la mia guarigione. E ora ne posso parlare senza piangere. Ora mi sento sollevata”.

La religione l’ha aiutata?

“Quando sei piccola accetti tutto passivamente. Poi cresci, senti e vedi la differenza. Non accetti a priori in nome della religione. Ho lasciato prevalere la mia logica, il mio libero arbitrio. Ma resto una persona profondamente spirituale“.

Rispetto alla cronaca dei fatti, il film riesce a dare una luce positiva e soprattutto speranza. Chi è il male in questo suo film?

“Il nemico è l’ignoranza. E anche la povertà! Io ho vissuto in una famiglia che mi amava. Mia nonna mi adorava. Mi hanno sempre voluto bene. Eppure mi hanno data in sposa che ero una bambina. Non c’era una mancanza di amore. Ma credevano nella tradizione tramandata. Mia nonna era convinta che per una donna la scelta fosse obbligata. Ed era il matrimonio. Altrimenti finiva sulla cattiva strada. Oggi i fondamentalisti danno la colpa di queste ribellioni alle influenze occidentali. Ma quando io mi sono opposta, lo Yemen era un paese chiuso senza contatti con il mondo esterno. Io ho sentito che era un’ingiustizia e mi sono ribellata”.

 

Come ha reagito la sua famiglia?

 

“La gente mi ha dato della cattiva ragazza che attirava una cattiva reputazione sulla famiglia. Perché come metti in discussione queste tradizioni tribali, susciti perplessità e rabbia. La mia famiglia ci ha messo del tempo a capire la mia ribellione. Mia mamma si è sposata a 8 anni. Ancora oggi è traumatizzata. E quando le chiedevo “ma come hai potuto imporlo a me?” mi rispondeva “figlia mia, non sapevo ci fosse una possibilità diversa”. La mia reazione li ha fatti riflettere. L’educazione è fondamentale. Come è fondamentale promuovere leggi contro queste pratiche. Quando sono tornata a scuola, nessuno sapeva, io avevo vergogna, non ne parlavo con nessuno e avevo il terrore che qualcuno lo venisse a sapere”.

 

E’ riuscita a far vedere il film in Yemen?

“L’obiettivo è quello, perché mostra una realtà troppo spesso negata. Un anno fa è scoppiata una guerra e non è stato possibile. Il film ha girato il mondo e vinto 17 premi. Un giorno, seguendo le notizie della mia Terra, ho appreso che il film era stato piratato e venivano venduti in strada dvd illegali. E tutti cercavano di accaparrarsi una copia. Quindi il film è stato visto, sì. Senza il mio permesso… Ma sono stata molto felice di averlo mostrato in India, dove i matrimoni combinati sono diffusi e troppe donne subiscono questa situazione. Il cinema era pieno. C’erano 1.500 persone”.

 

Quindi le donne in Yemen hanno visto il film. E’ venuta a conoscenza di qualche reazione?

“Ci sono state reazioni positive. Nonostante ci sia una tradizione molto radica in Yemen. Ma sono anche stata accusata di aver gettato cattiva luce sullo Yemen. Pensi che una donna di grande cultura che abita al Cairo mi ha chiesto perché ho fatto questo film di fantasia, su una realtà inesistente. Mi ha domandato perché non avessi fatto un film più reale, sulla regina di Saba… Ci sono élite culturali, chiuse in sé stesse, che negano questi episo
di. Per i fondamentalisti islamici sono un’infedele influenzata dal mondo occidentale. Questo è un film di denuncia. Perché finché si ascolteranno queste persone le cose non cambieranno mai!!!”

 

La bambina protagonista di questo film, Reham Mohamed, è bravissima. Come le ha spiegato la parte?

“Siccome non esiste un’industria cinematografica in Yemsposa-bambina-471x250en, non ci sono attori veri. E trovare la protagonista è stato molto difficile, soprattutto non sapevo come spiegare alle famiglie delle bambine quello che volevo fare. A un certo punto ho pensato di prendere un’orfana… Ho cercato nella mia fondazione che aiuta i bambini, ma ho sempre trovato difficoltà insormontabili tra i genitori.
L’intenzione era quella di girare in estate, per non fa saltare la scuola. Ma ci sono sempre stati problemi e rimandi. A un certo punto mia sorella mi ha proposto le sue due figlie. Non che fossi meno preoccupata. Mia nipote è molto timida e mio cognato oltre a essere molto protettivo, appartiene a una famiglia conservatrice. Le mie due nipoti sono state bravissime. E poi erano felici. Non sono andate a scuola per un mese e mezzo”.

 

Ha ancora contatti con la protagonista della storia?

“Dopo che Nojoom ha divorziato, stiamo parlando di quasi dieci anni fa, l’ho iscritta a scuola e ho pagato io le rette. Poi il mio editor ha voluto contribuire. Abbiamo comprato casa per lei e pagato la scuola anche per la sorella. I genitori hanno fatto atto di contrizione. Non è gente cattiva. Nel film ho voluto raffigurarli per come sono, ignoranti, non educati, non in grado di riflettere. I media hanno fatto tanto, ma hanno influito anche negativamente. Nojoom, diventata famosa, si è presto considerata una star e ha iniziato a non ascoltare nessuno, me compresa. Non è più andata a scuola, non aveva voglia di studiare. Quando la chiamavo, si inventava delle scuse. Quando ha compiuto 18 anni la casa è passata a lei. E suo padre ha iniziato a creare dei problemi. Così si è rivolta allo sceicco del posto. E lì ha incontrato il figlio dello sceicco che poi, anche contro il mio parere, ha sposato e ora ha una bambina”.

 

La sua famiglia ha visto il film?

“Sì. Hanno pianto moltissimo!”