“La scuola cattolica” di Stefano Mordini

Pornografia del dolore

In un liceo della Roma bene si intrecciano le storie di molti ragazzi, alle prese con la “malattia incurabile” dell’essere nati maschi. Tra famiglie assenti e ipocrisie borghesi si nascondono mostri, che usciranno allo scoperto in modo tragico quando due ex studenti compiranno quello che diverrà noto come il massacro del Circeo.

Una premessa: chi scrive non ha letto il libro da cui il film è tratto. Tuttavia, leggendo varie recensioni online, si evince che il tema del testo non è il massacro del Circeo, bensì un’analisi del sostrato culturale in cui questo è maturato. Un tema di grande interesse, e che anche il film esplora nella prima parte con buona efficacia, avvalendosi di un giovane cast corale di ottimo livello.

Il film nella prima parte procede per quadri, non tutti ugualmente riusciti, che insieme formano però i tasselli di un mosaico storico e sociale. Amicizie, attrazioni, liti, riti di iniziazione, tensioni familiari: tutto concorre a formare il ritratto di una generazione di maschi disorientati, storditi da aspettative inconciliabili e tossiche, annegate in un mare di ipocrisia borghese e cattolica.

Già nella prima parte, tuttavia, si insinua nel racconto la preparazione del massacro del Circeo, che poi occupa quasi per intero la seconda metà. E qui il film va alla deriva, annegando in un voyeurismo della violenza eccessivo, insensato, quasi pornografico, che non solo manca di rispetto alle famiglie delle vittime ma è anche del tutto inutile e scentrato ai fini narrativi. Il film da corale diventa personale, da ritratto sociologico diventa il racconto di un delitto messo in scena con totale assenza di grazia e senso della messa in scena. Lo scopo è, probabilmente, scioccare lo spettatore; il risultato è quello di infastidirlo e distruggere quanto di buono il film aveva fatto fin lì.

La scuola cattolica è l’ennesimo esempio di un cinema italiano deteriore, incapace di non spettacolarizzare tutto (sentimenti, dolore, delitti) e di muoversi nei grigi: o bianco, o nero, altrimenti lo spettatore si annoia. Nulla di più sbagliato: lo spettatore si annoia e, anzi, si adira quando gli viene promesso un film intelligente, tematicamente ricco, riflessivo, e si ritrova invece davanti la banalizzazione di un delitto già stra-conosciuto, trasformato in spettacolino per guardoni.