giovedì, Maggio 14, 2026
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“La trilogia istriana nel cinema di Franco Giraldi” di Alessandro Cuk

La trilogia istriana nel cinema di Franco Giraldi di Alessandro Cuk, edito da Alcione, segue un progetto partito tre anni fa come approfondimento di ciò che l’autore già aveva trattato nelle precedenti monografie di film: su La città dolente di Mario Bonnard e su Cuori senza frontiere di Luigi Zampa, entrambi ambientati durante l’esodo giuliano-dalmata. Purtroppo, il regista Franco Giraldi, nato a Comeno (1931), oggi in Slovenia, è scomparso nel dicembre dell’anno scorso, facendo in modo di rendere questa pubblicazione un suo ricordo, oltre all’omaggio che ne era stato pensato al momento della genesi del progetto, vista la svolta nella carriera di questo importante regista italiano, nato da padre istriano e madre slovena. Dopo un’infanzia da vero zingaro, a sua detta per seguire i genitori nei loro impegni professionali da insegnanti, aveva iniziato come critico cinematografico e aiuto regista per Sergio Leone nel western, per poi vivere una seconda fase nella commedia, dirigendo stelle del calibro di Monica Vitti e Ugo Tognazzi, e Senta Berger, nel film Cuori solitari del 1970, che per l’epoca trattava temi scottanti e raramente sfiorati dal nostro cinema, come lo scambio di coppia, ma ottenne buon successo di pubblico e critica.

Ma è nel 1973 la vera svolta, con il primo di una trilogia: La rosa rossa, da un romanzo di Pier Antonio Quarantotti Gambini, a cui seguiranno Un anno di scuola (1977), dal racconto omonimo di Giani Stuparich, e infine La frontiera (1996) tratto da un libro di Franco Vegliani e interpretato, tra gli altri, da Raoul Bova e Omero Antonutti. Tre film, questi di Giraldi, collegati tra loro dal tema della frontiera, della sua frontiera, relativa al confine orientale che ha il nucleo centrale a Trieste e poi si dipana verso l’Istria e la Dalmazia. Una trilogia dal sapore decisamente letterario, visto che i tre film sono tutti tratti da opere di scrittori giuliani.

Il libro di Alessandro Cuk tratta però con completezza e ricchezza di dettagli anche degli altri contatti di Giraldi con la frontiera: il primo nel 1978 quando dirige La città di Zeno. A Trieste con Italo Svevo, un documentario per la Rai (alla cui sceneggiatura collabora Tullio Kezich) dove viene svolta una sorta di inchiesta sul rapporto tra il grande scrittore e la città di Trieste. In seguito, nel 1994, Giraldi ancora con la Rai gira un’altra inchiesta televisiva in sei puntate, Ex Jugoslavia, fogli di viaggio, in gran parte incentrata sulla guerra dei Balcani. Infine, nel 1995, gli verrà commissionato un documentario in occasione del quarantesimo anniversario del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, che intitolerà 40 anni di Teatro Stabile a Trieste. Testimonianze e incontri. Con la partecipazione di grandi nomi del teatro italiano, da Ottavia Piccolo a Valeria Moriconi, a Renzo Montagnani, Mariano Rigillo e Glauco Mauri. Ma il testo di Cuk permette anche di immergerci nel racconto, pubblicato da Paolo Lughi nel Piccolo del 7 marzo 2020, del ritrovamento del documentario d’esordio di Giraldi, “Il Carso”, ritenuto perduto e risalente al 1960.