“L’accusa (Les Choses humaines)” di Yvan Attal
Tratto dal romanzo – in versione orginale il film ha lo stesso titolo – Les Choses humaines (2019, Le cose umane, edito in Italia da La Nave di Teseo) di Karine Tuil sceneggiato dal regista con Yaël Langmann, è un dramma incentrato su un caso di stupro, su come viene affrontato dalle famiglie coinvolte.
Nella prima metà, Attal segue separatamente il presunto stupratore e la presunta vittima, mostrando quanto diversa sia la percezione e la traduzione di ciò che succede in base alle loro esperienze di vita ed emotività.
La sera Alexandre va a cena a casa della madre e del nuovo compagno, Adam (Mathieu Kassovitz); c’è anche la figlia diciassettenne dell’uomo, Mila (Suzanne Jouannet). Dopo cena i due ragazzi vanno a una festa.
La terza parte del film si concentra sul processo, mettendo a punto un approfondimento di discussioni e punti di vista da far alzare il battito cardiaco dello spettatore, come in un thriller intenso e feroce.
Girato in un’inquadratura stretta e squadrata, si concentra sull’ ambiguità dei comportamenti. Nel far domandare allo spettatore “qual è la verità?”, è una storia destabilizzante.