L’archivio di Paolo Poli arricchisce la Fondazione Cini

Un’altra notevole acquisizione va ad accrescere il già cospicuo patrimonio dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione Giorgio Cini di Venezia. Si tratta dell’Archivio di Paolo Poli, figura geniale e irriverente del panorama teatrale italiano dagli anni Cinquanta fino al 2016, quando scompare a ottantasei anni. Giovedì 19 settembre è stata infatti ufficializzata la collocazione di questi ponderosi materiali nella straordinaria cornice dell’Isola di San Giorgio, alla presenza della sorella minore dell’artista, Lucia, anch’essa attrice di fama, del nipote Andrea Farri oltre che dell’amico Pino Strabioli, che con Poli ha lavorato a partire dal 1996, e del critico Rodolfo Di Giammarco.

L’archivio, naturalmente, rispecchia lo stile e la poetica di questo gigante delle nostre scene, che nella sua arte miscela sapientemente arguzie e punzecchiature, affondi e facezie, passando senza soluzione di continuità dalla recitazione al canto negli innumerevoli spettacoli e recital che l’hanno visto protagonista assoluto. Insieme a molti copioni si possono ritrovare numerosi appunti preparatori per lavori a venire, una nutritissima rassegna stampa e soprattutto un’ampia raccolta fotografica, composta perlopiù (ma non solo) di immagini di scena, che documentano il suo variegato percorso artistico. E non potevano mancare, ovviamente, gli spartiti (più di diecimila) di canzoni e canzonette popolari, di cui l’artista fiorentino era cultore appassionato e grande esperto.

Un personaggio così eccentrico e poliedrico qual è Paolo Poli è impossibile riassumerlo in poche righe. Vale solo la pena ricordare che uno dei punti di partenza della sua formazione (dopo il passaggio all’Accademia Silvio d’Amico di Roma) è stato Aldo Trionfo, regista troppo frettolosamente liquidato nel suo approccio scanzonato e ‘leggero’ e che invece, con la sua Borsa d’Arlecchino, è stato fertile incubatore di molti dei nostri migliori talenti. Ma dalla fucina genovese Poli ben presto parte per un viaggio del tutto personale in cui la drammaturgia, contemporanea e antica, si alterna alla rivista e al varietà, in un lunghissimo percorso sempre all’insegna di un’eleganza e di una (apparente) leggerezza che non gli hanno risparmiato gli artigli della fortunatamente defunta censura, come nel celebre caso di Rita da Cascia, spettacolo en travesti del ’67 le cui repliche romane vengono bruscamente interrotte. La costante ricerca di un punto di vista ‘altro’, anticonvenzionale e straniante è il leit motiv che forse più si addice a definire in estrema sintesi la sua brillantissima carriera.

L’arrivo a Venezia di questo archivio – che si affianca a quelli, tra i molti altri, di Eleonora Duse, Arrigo Boito, Pierluigi Samaritani, Giovanni Poli e Maurizio Scaparro – conferma il ruolo guida assunto sempre di più nel tempo dall’Istituto diretto da Maria Ida Biggi nella necessaria opera di conservazione e documentazione della nostra storia teatrale.