“Le ragazze” di Emma Cline le conosco

La recensione del caso letterario dell'anno

Sono intorno a noi, siamo noi. Sono le adolescenti di Emma Cline. Sono le ragazze che incontriamo ogni giorno, anche se non siamo più nei Sessanta. Stesse insicurezze, stessa impellenza di essere percepite, riconosciute. La sfuggevole necessità di autodefinirsi evitando la trappola del giudizio sociale. Cambiano i tempi – e i genitori, forse – ma non la natura degli esseri umani.

E’ il caso letterario dell’anno, Le ragazze. Biglietto da visita scomodo per una giovane autrice al romanzo d’esordio (Emma Cline ha ora 27 anni). Le dichiarazioni del Premio Pulitzer Jennifer Egan rincarano la dose: “Le ragazze annuncia l’arrivo di una voce formidabile nella narrativa americana”.

Potere del marketing. Responsabilità verso i lettori. Di certo, sotto la cortina fumogena promozionale, Le ragazze nasconde qualcosa di solido e concreto, seppur, fortunatamente, acerbo.

L’idea

Evie è una quattordicenne borghese nel 1969. Fuori dal potere reazionario delle sue origini, lontana dalle divagazioni hippie della madre, subisce l’attrazione gravitazionale di Suzanne e delle sue amiche, spiriti tutt’altro che liberi, nonostante le apparenze. Decadi dopo, la stessa Evelyn rivive quel periodo di soggezione, scoperta e sudditanza con il peso di chi è sopravvissuta. Il “clan” delle ragazze non è profumo di libertà né un mondo a parte, se non negli occhi ingenui di Evie. Per la Storia, è una setta crudele guidata da Russell, squallida incarnazione del lato oscuro del carisma.

 La Storia

La vicenda di Charles Manson è uno dei tòpos della narrativa americana. Come l’assassinio di Kennedy – JFK – una delle vicende che ancora toccano un vasto ed eterogeneo pubblico negli States. Uno degli snodi irrisolti che, ciclicamente, cercano di essere superati attraverso la grande terapia collettiva della letteratura o del cinema (tralasciamo la superficiale rilettura televisiva di Aquarius). Il riferimento, pur cambiando i nomi, è evidente ne Le Ragazze. Ma il gretto falso idolo Russell/Manson non è il protagonista.

Le ragazze

Al centro del romanzo c’è la tensione chimica che regola i rapporti tra ragazze. Quel sentimento volubile che da adolescenziale richiamo ormonale diventa legame identitario. Un’attrazione fatale verso un potere nascosto che sembra essere proprio solo di poche elette, prima di capire che l’origine di quella forza non viene dall’esterno. Un influsso irresistibile che va oltre il tempo e lo spazio, almeno nella società occidentale.

Emma Cline è abilissima, persino troppo. Le prime pagine sono una dimostrazione di forza: una prosa evocativa ma concreta, alta e affilata. Un esempio impeccabile di padronanza e consapevolezza, un manifesto statuario della poetica dell’autrice. Si fatica a pensare alla giovane età della Cline. Ma non è l’anagrafe a governare il talento.

Eppure in questo allestimento così misurato si rischia di rimanere spettatori. La bravura calcolata rischia di divenire freddezza chirurgica. Per fortuna, Le ragazze non è solo questo. Inoltrandoci nel romanzo riconosciamo la familiarità dell’autrice con i turbamenti adolescenziali di Evie (più che con le incertezze della Evelyn adulta). E anche la scrittura si sporca un po’, tradita dall’abuso di similitudini (non sempre all’altezza) e da descrizioni maliziosamente compiaciute di situazioni già risolte. Per fortuna, spolverato il manto algido della promessa (letteraria) da mantenere, possiamo riconoscere il talento di una scrittrice che di sicura avrà molto da dire.

Emma Cline

2016 Stile libero Big

pp. 344 € 18,00

Traduzione di Martina Testa