A Marsiglia, nella serata de Les Rencontres Internationales du Cinéma dedicata ai cortometraggi, la proiezione e il Q&A con i registi
Il cortometraggio, in concorso nel 2020 al SediciCorto Festival di Forlì e allo ZEBRA Poetry Film Festival di Berlino, è stato selezionato alla II edizione di Les Recontres Internationales, quest’anno dedicata al tema delle diaspore.
Il cortometraggio, breve ma densissimo, racconta la storia di un uomo, ottantenne, che ripercorre la sua infanzia quando attraversa la seconda quarantena della sua vita. Una suggestione sensoriale, unitamente alla situazione di isolamento, lo riporta indietro nel tempo.
Il corto si conclude con un montaggio, accompagnato dal brano di Louis DeCicco “How to defeat gravity being together”, di immagini reali, materiale d’archivio della Cineteca del Friuli.
Una storia intima, personale e identitaria – come messo in evidenza dalla scelta di dare spazio alla voce e raccontare in dialetto triestino -, diventa in questo modo universale, foriera di sentimenti che prescindono da luoghi e ricordi esclusivamente propri.
L’opera, infatti, si muove contemporaneamente su due piani: la storia collettiva e la storia di un singolo.
Le due dimensioni, però, sono indissolubili e si specchiano, in una sorta di incrocio diagonale. Mentre il voice over del protagonista narra la vicenda fortemente drammatica di un’intera popolazione, certe immagini evocate dai termini dialettali grazie all’accostamento di fotogrammi di oggetti personali, luce naturale filtrata dai vetri e suoni di fondo riportano a quell’acido-dolce del lievito stesso, perfetta metafora intrinsecamente ossimorica della nostalgia; nella seconda parte del corto, costituita dalle immagini di repertorio, la cui pellicola è segnata dal tempo, custode di memoria, la musica riveste il ruolo di attracco con l’emotività più personale, rompendo i confini geografici o temporali.
Il racconto – doveroso e necessario – di un pezzo di Novecento troppo spesso non abbastanza noto diventa, dunque, trampolino di lancio verso una riflessione più profonda e ampia sull’esigenza di ricordare non solo la storia, ma luoghi, tradizioni, persone, nonostante sia un processo doloroso, talvolta lacerante. In fondo, spostandosi su un piano più teorico, è ciò che il cinema e, forse ancor più, la fotografia continuano a fare ogni giorno.
L’appuntamento è allo Château de La Buzine – edificio storico intrecciato col cinema grazie al regista Marcel Pagnol e al suo libro Le Château de ma mère – mercoledì 5 novembre dalle 19.
Il cortometraggio è disponibile al link dedicato.













