“L’Opera da tre soldi” di Damiano Michieletto a Milano

La messa in scena sarà replicata fino all’11 giugno

michieletto

Dopo 43 anni torna L’Opera da tre soldi sul palcoscenico del Piccolo di Milano. Era dal 1973 , anno in cui era stato ripreso  il primo allestimento italiano del capolavoro di Brecht e Weill firmato nel 1956 da Giorgio Strehler.

“ Si tratta  di un testo rappresentata in tutto il mondo – spiega Damiano Michieletto -. Solo nella prossima stagione, oltre alla nostra, ne saranno prodotte edizioni a Vienna, in Germania, in Francia, a Salisburgo… Come dire, i termini di paragone con cui confrontarsi, per un regista, sono numerosissimi, ma soprattutto in continuo divenire, poiché inesauribili sono i tentativi di approccio a quest’unicum della storia del teatro occidentale». 

La storia dei Peachum, di Jenny delle Spelonche, di Macheath detto Mackie Messer e di tutta la varia umanità protagonista dell’Opera da tre soldi è tratta dalla Beggar’s Opera, L’opera del mendicante che l’inglese John Gay scrisse nel 1728. Ma come sarà L’Opera da tre soldi di Damiano Michieletto? 

«Proprio perché il testo, in partenza, si presta ad essere letto da tanti punti di vista – penso a chi si è inserito nel solco tracciato dal marxista Brecht e a chi, all’opposto, ha scelto il puro entertainement del musical di Broadway – la mia idea è mettere l’Opera sotto processo, guardarla sotto una lente d’ingrandimento. Il fulcro è il processo a Mackie Messer, che diventa il filtro attraverso il quale leggere la storia e al tempo stesso comprenderla. È un tentativo di smontare il racconto e rimontarlo secondo una circostanza precisa, in grado di creare il necessario distacco analitico. Sarà un lavoro sui personaggi svolto su un costante dislivello recitativo, dove la canzone crea un’ulteriore e prepotente spaccatura con il tessuto e le circostanze della vicenda».