Machines à penser alla Fondazione Prada

Fondazione Prada, Venezia

Il titolo della mostra Machines à penser, stimola da subito la curiosità e la voglia di indagare l’universo artistico racchiuso all’interno del progetto curatoriale, sviluppato nella sede veneziana della Fondazione Prada.

Il curatore Dieter Roelstraete costruisce un mondo poetico intriso di rimandi, assonanze, riflessioni e immagini, partendo dalla vita e dalle opere di tre grandi pensatori del Novecento, Adorno (1903-1969), Heidegger (1889-1976) e Wittgenstein (1889-1951). I tre filosofi che hanno influenzato intere generazioni di artisti così come l’ideatore della mostra, vengono presentati al pubblico partendo da alcune tematiche universali quali i concetti di fuga, esilio, isolamento e rifugio. Questi aspetti legati fortemente alle loro esistenze prendono forma attraverso i lavori degli artisti inseriti all’interno del percorso espositivo, riuscendo così a non rimanere formulazioni astratte del pensiero, ma concretizzandosi in installazioni visivo-sonore, film, fotografie, dipinti e sculture. Gli elementi indagati dal curatore, che di per sé possono risultare sfuggenti ad un pubblico non specialistico, penetrano nella vita reale di ognuno e si ricollegano ai drammi della contemporaneità.

L’esposizione si serve del suggestivo spazio architettonico del palazzo veneziano per dare risalto alle opere di artisti tra i quali Leonor Antunes, Paolo Chiasera, Albrecht Dürer, Ian Hamilton Finlay, Alexander Kluge, Gerard Richter e Giulio Paolini, snodandosi negli spazi del piano terra e del primo piano nobile. La prima parte della mostra si focalizza sulla figura di Adorno e sul suo esilio americano durante il Nazismo. Una grande fotografia di Patrick Lakey ci mostra l’interno di Villa Aurora a Los Angeles, luogo d’incontro tra il filosofo ed altri intellettuali tedeschi negli anni ’40; German Photographs una serie di fotografie dello stesso artista documenta i luoghi in cui hanno vissuto e generato le loro opere alcuni dei più importanti pensatori dell’area tedesca. Anselm Kiefer e Alexander Kluge, mossi da interessi analoghi, presentano rispettivamente Cassetta del cervello, un’istallazione con un cervello umano racchiuso da una pila di mattoni rossi (il corpo come prigione della mente) e il film Il freddo è la catena di Dio con sovrapposizioni di immagini (politiche e filosofiche) sul concetto di “freddo”.

Al primo piano nobile il focus dell’indagine viene spostato sugli altri due pensatori, evocando ora non più il tema dell’esilio forzato ma quello di isolamento come condizione scelta volontariamente, attraverso le ricostruzioni delle abitazioni di Heidegger nella Foresta Nera e di Wittgestein in Norvegia. Gosha Macuga ha ideato delle curiose sculture con le teste dei tre filosofi che sono in realtà vasi in terracotta , oggetti d’uso quotidiano perfettamente in linea con il tema del “nucleo domestico”. Gerard Richter espone delle fotografie con interventi pittorici legate al rapporto tra paesaggio naturale e riflessione filosofica, mentre Giulio Paolini rende omaggio agli scritti di Heidegger attraverso una sua scultura-libro.

Il percorso è costellato di riferimenti a luoghi fisici, quelli in cui si sperimentano esperienze, si accumulano oggetti e si lascia una traccia del proprio passaggio, come hanno fatto i tre filosofi, ma anche da agganci a luoghi mentali nei quali si generano idee che possono influenzare la realtà. L’opera Adorno’s Hut di Finlay infatti propone una capanna-rifugio che il pensatore non ha mai voluto realizzare , ma che probabilmente “ha costruito” dentro di sé.

La mostra riporta al centro di tutto la riflessione su quanto possa essere necessario distaccarsi da una realtà complessa per decifrarla meglio, oppure se al contrario gli artisti debbano vivere all’interno del caos, tuffarcisi dentro per trovare risposte utili alla collettività. Delle stampe rinascimentali con l’iconografia del Santo-eremita Girolamo, uno studiolo antico con edizioni rare di testi dei tre protagonisti e “La pietra del pensatore” (oggetto della contemplazione degli intellettuali cinesi) svelano quanto le meditazioni sull’arte, la vita quotidiana e il pensiero siano centrali in qualsiasi ambito culturale.

 

Machines à penser

26 maggio – 25 novembre 2018

Fondazione Prada – Ca’ Corner della Regina, Venezia

A cura di Dieter Roelstraete