Mariangela Melato, la voce che “incide” un silenzio

Con Giancarlo Giannini e Lina Wertmuller, 1974

Una volta il grandissimo attore e mimo Jean-Louis Barrault mi disse “L’attore è colui che con il corpo e il movimento incide uno spazio, e con la voce incide un silenzio”. Queste parole di Giancarlo Giannini all’interno di una testimonianza raccolta da Alberto Crespi potrebbero racchiudere l’essenza di Mariangela Melato, se solamente si potesse sintetizzarne la grandezza , spiegarne la magia, la traccia indelebile che ha lasciato e che ne ha fatto la beniamina di più generazioni, conquistandole in tutti i modi possibili. La voce che incide un silenzio: la voce unica e particolarissima, da camionista come lei stessa amò definirla , raccontandosi: “E’ sempre stata così. Ma lo sai che quando facevo la doppiatrice di film, mi affidavano sempre personaggi incredibili? Doppiavo le puttane, le amanti mature, le donne perverse, quelle, insomma, che dovevano avere il “vocione” volgare, pur essendo donne. Mi dicevano: come fai ad avere diciott’anni e quella voce? E io dura. Se mi volevano, dovevano prendermi con tutta la mia voce”.
Attraverso le pagine di Bianco e Nero, rivista quadrimestrale del Centro Sperimentale di cinematografia, che le dedica il numero 599 con la direzione di Felice Laudadio e la cura di Maurizio Porro, si riesce magicamente a dare un ordine alla mole di sfumature che fecero brillare la sua stella , toccando tre ambiti principali: lo schermo cinematografico, il palcoscenico, la televisione. Ripercorrendo questa storia incredibile, Bianco e Nero traccia un profilo a più voci del l’attrice italiana forse più grande della seconda metà del’900, certamente più popolare e amata: ed emerge la vastissima gamma delle sue interpretazioni sul grande schermo a partire dalla baronessa Raffaella Pavone Lanzetti di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’Agosto, senza trascurare le emozioni ingenerate da lavori minori come la straordinaria suggestione del non fortunato Flash Gordon , dove rivestiva il ruolo del generale Kala che appare per la prima volta solamente con il suono, appunto, del suo caratteristico “vocione”.

Flash Gordon, 1980

Un’attrice trasversale come conferma il suo ininterrotto parallelo impegno sulle tavole del palcoscenico: per tutti ricordiamo una serata di quasi 52 anni fa , a Milano in piazza Duomo, il 20 luglio 1969, la notte dell’allunaggio, dove l‘Orlando Furioso reinventato da Luca Ronconi le dette modo di “declamare i suoi versi con una calata meneghina che suscitò risate e ovazioni, facendo nascere una stella anche a livello popolare” (cit.) Qualcuno era lì a testimoniare la sua istintiva attitudine a trovare la lunghezza d’onda per entrare in sintonia con ogni pubblico e poté nuovamente gustarne le immense doti quando Ronconi curò anche la riduzione televisiva in un evento Rai ormai da annoverare tra i momenti irripetibili di una televisione che possiamo solo sognare. La sua Olimpia, contessa d’Olanda, raggiunge livelli tali da diventare il simbolo, l’apoteosi della collaborazione, lunga quarant’anni, con Luca Ronconi, tra le più creative del teatro italiano. Il suo volto (a detta di Lina Wertmullercon piani laterali non opposti, senza incavi, senza zigomi in grande rilievo. La luce non si posa e non si anfratta, ma scivola via , misteriosamente”) viene illuminato da Vittorio Storaro e tutto il resto della sua mimica, gli impercettibili gesti delle mani e le sfumature della voce, sono amplificati da scene e costumi del geniale Pier Luigi Pizzi , e trascinano lei e i colleghi del cast , Ottavia Piccolo, Massimo Foschi, Luigi Diberti, in un’esperienza quasi mistica per lo spettatore, e irripetibile per loro che, assieme a Mariangela, ne furono protagonisti in prima persona .

Con Massimo Foschi nell’Orlando Furioso trasmesso dalla Rai nel 1974

Fra i tanti rapporti instaurati a teatro ancora quello con Gabriele Lavia nella loro interpretazione di Chi ha paura di Virginia Woolf?.
E tra le pagine della rivista , Renzo Arbore “l’amore della vita” si rivela anche un fine osservatore della Melato artista, fenomenale ballerina e interprete di canzoni d’epoca, che riuscì a valorizzare anche in Tv. Un ricordo prezioso, quell’esperienza nel Pap’occhio di cui fu regista oltre che interprete; a fianco di lei che dovendo rivestire il ruolo dell’attrice impegnata, invece improvvisò quel leggendario ceffone: “…il rumore fu fortissimo, anche perché era amplificato dai microfoni. Io mi beccai il ceffone… e fu lei a concludere lo sketch, senza avvertirmi. Era bravissima anche a improvvisare”.

Un volto attraversato dalla luce, una voce inimitabile, un talento nell’improvvisazione ma anche nella preparazione maniacale ( un’interprete eccezionale in grado di spaziare dall’ultracentenaria de L’affare Makropulos alla bambina di Quel che sapeva Maisie, tutta racchiusa nei piccoli gesti di un corpo magro ed esile costretto nella fisicità impacciata della giovinezza) , arrivando anche ad un classico di Eduardo come Filumena Marturano, in coppia con Massimo Ranieri , senza nemmeno l’obbligo di dover intervenire sul suo accento a causa della napoletanità che in apparenza il ruolo poteva richiedere. O per finire con l’ultimo ruolo televisivo della governante hitckcockiana in Rebecca con Alessio Boni. Un percorso di oltre mezzo secolo che si concluse nell’inverno del 2013 con le repliche di Nora alla Prova da Casa di bambola di Ibsen, diretta sempre da Ronconi, sua ultima, memorabile interpretazione .

Nora alla prova, da Casa di Bambola, in palcoscenico, 2010/2013

Sola me ne vo’, aveva intitolato il suo One woman show, e così è stato davvero, ma quel che è certo è che le stelle come lei attraverseranno il tempo senza spegnersi mai più.