venerdì, Giugno 12, 2026
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Matteo Nucci: Platone. Una storia d’amore

Da Platone al paradosso di Trump

Ricorda dell’innamoramento per Socrate e per Platone, che fu suo allievo, amico ed erede culturale. Tutto accadde quando il Nucci aveva sedici anni ed era in gita scolastica in Grecia. A quel tempo i siti archeologici erano aperti anche la notte. Si pose innanzi a quello che era indicato come il “banco di Simone”, nell’Agorà di Atene, con la trepidante emozione di saper che lì, proprio lì era solito fermarsi Socrate, a parlare con il suo amico calzolaio.  
Racconta la vita di Socrate come se l’avesse conosciuto, come se il grande pensatore greco non fosse vissuto 2400 anni fa bensì come se fossero stati vecchi amici.

È Matteo Nucci, cinquantasei anni portati con la freschezza di chi è sempre alla ricerca di nuove storie ed emozioni dal mondo antico. Storie che raccontano di un passato che è incredibilmente attuale e che ha ancora e sempre tanto da insegnarci.

Scrittore e saggista, esperto di pensiero antico, Nucci fece il suo esordio letterario  con Sono comuni le cose degli amici (Ponte alle Grazie, 2010), finalista al premio Strega. Ha pubblicato saggi su Empedocle, Socrate e, in particolare, Platone, di cui ha curato una riedizione del Simposio. Ma soprattutto è l’insegnante che ogni studente di liceo classico vorrebbe avere e chi lo ascolta vorrebbe aver frequentato il liceo classico o farlo subito.

Alla 38° edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, 14-18 maggio 2026, Nucci  presenta il suo ultimo lavoro “Platone: una storia d’amore”. Inizia proprio dal principio, da “Socrate: incontrarlo era un incubo, attaccava bottoni infiniti e discuteva su tutto. Alcuni addirittura se lo vedevano arrivare scantonavano. Non aveva allievi, lui, solo amici, alcuni, come Simone e Platone, che entrambi scrissero opere per ricordarlo. Sono andate perdute quelle di Simone ma, quasi un miracolo, abbiamo tutte quelle di Platone.  Conoscere la vita di Socrate è fondamentale per capire il suo pensiero: a scuola insegnano la teoria delle idee, quella della reminiscenza, ma staccate dalla realtà”.

“Platone – prosegue Nucci – aveva vent’anni quando conobbe Socrate, io ho immaginato che l’incontro fosse avvenuto proprio al banco di Simone. Era bello, aristocratico, atletico; Aristone, il suo insegnante di ginnastica, lo aveva trasformato da quel ragazzino gracile e iracondo che era. Socrate diceva che se non fai ginnastica diventi un mollaccione; ma anche che se fai solo ginnastica diventi un cretino! Tanto forte nella lotta diventò quel ragazzino che Aristone lo soprannominò Platone, ossia “dalle spalle larghe”, e con quel nome è passato alla storia, oscurando Aristocle, il vero nome.

L’eredità di Socrate è il pensiero critico: crisis significa giudizio, scelta, è il grande spirito del mondo; non esistono dogmi, né realtà rivelate: la verità è quella cui arriviamo noi con il ragionamento. Un pensiero libero, troppo, che costò a Socrate la condanna a morte dalla quale nonvolle nemmeno difendersi. Platone ne soffrì, tanto da non voler nemmeno visitare il suo amico e maestro nelle ultime ore di vita. Ma nelle sue opere cercò di costruire una biografia di un Socrate vincente: esiste un solo fallimento: quello di non provarci”.

E infine Matteo Nucci ci ricorda che Platone, nel Simposio, affidò il discorso sull’eros tra gli esseri umani ad una donna, la sacerdotessa Diotima, che parlò dell’androginia. Per paradossale idiozia, oggi il Presidente USA Donald Trump, che glorifica le radici della cultura occidentale, ha proibito il Simposio perché mette in dubbio la binarietà dei generi.

Matteo Nucci: Platone. Una storia d’amore.

Feltrinelli 2026,

€ 20,90/ 11,90 e-book