“Mentre morivo” di William Faulkner

"The woman with the dog's eyes would not close my eyelids for me"

Mentre morivo (As I Lay Dying, titolo originale tratto da un verso del Libro XI dell’Odissea, laddove Agamennone narra ad Ulisse le circostanze della propria uccisione) venne scritto da Faulkner*, usando come base di appoggio una carriola capovolta, quando – nell’estate del 1929 – lavorava come fuochista alla centrale elettrica dell’Università di Oxford (Mississippi), ed è apparso per la prima volta nel 1930.

Addie Bundren è deceduta e suo marito Anse deve onorare una promessa: condurla, servendosi dell’unico carro a disposizione della famiglia, dalla contea (immaginaria e già menzionata dall’autore in svariati suoi testi) di Yoknapatawpha fino alla sua città d’origine, Jefferson, a circa quaranta miglia di distanza e garantirle una degna sepoltura. Nell’impresa vengono convolti anche i loro cinque figli (dal maggiore al minore): Cash, Darl, Jewel, Dewey Dell e Vardaman. La traversata, però, non si dimostrerà certo priva di ostacoli: ponti fluviali crollati in seguito ad una piena, una gamba rotta e cementata alla bell’e meglio, una gravidanza adolescenzial-indesiderata, un incendio doloso in un fienile, un ricovero psichiatrico a Jackson…

Il fulcro della storia è essenziale e ruota tutto attorno alla costruzione d’una bara e al tragitto per trasportarla verso la fossa, ma la particolarità di questo southern gothic risiede nella tecnica narrativa, poiché lo stesso romanzo viene raccontato alternativamente dal punto di vista di ciascun personaggio e presenta strumenti espressivi peculiari: il classico stream of consciousness, tipico della letteratura modernista statunitense degli anni ’30, e la digressione temporale rispetto alla reale cronologia degli eventi.

La scrittura di Faulkner è altresì intrisa di simbolismi archetipici e di allegorie bibliche, in una polifonica contrapposizione tra il tono elegiaco e l’ambientazione rurale.

In tutto ciò, si staglia netta la necessità, che riprende ad incalzare dopo qualunque evento luttuoso: dover tornare a sopravvivere nel minor tempo possibile. Dopotutto, la morte è soltanto una funzione della mente di chi subisce la perdita e non un fenomeno del corpo, mero affittuario.

I protagonisti affrontano la loro personale passione nel Getsemani georgico del guado, vittime della classica ‘parabola del povero’: l’attesa d’una ricompensa che non arriverà mai.

Vite che si dipanano tra parole che non corrispondono mai davvero a ciò che tentino di dire, mosse dall’unica ragione per la quale si sopravviva: prepararsi a restare morti troppo a lungo, tra il palliativo d’un sorriso nuovo di zecca ed il suono d’un grammofono barattato per l’illusione d’un briciolo di felicità.

* All’anagrafe William Cuthbert Falkner, in realtà, ma uno dei suoi primi editori scrisse per errore il cognome con una vocale in più e l’autore decise di mantenerlo.

William Faulkner
Mentre morivo
Gli Adelphi, 2007
pp. 231, € 10,00