Sink, film d’esordio alla regia della sceneggiatrice giordana Zain Duraie tratto da una vicenda personale, punta il focus sul tema della salute mentale disegnando un denso e struggente ritratto del viscerale legame madre-figlio.
La pellicola è in gara per la sezione lungometraggi al Milano film Fest 2026.
Sink, la trama
Sospeso da scuola per un gesto violento ai danni di professore, Basil (Mohammad Nizar) si chiude sempre di più in se stesso. Le reazioni e il silenzio dell’adolescente non sono però la classica ribellione adolescenziale, ma sintomi di qualcosa di più profondo e inquietante. La madre Nadia (Clara Khoury), inizialmente nega la situazione, rifiuta ogni ipotesi che non sia la fase passeggera, ma quando il ragazzo perde sempre più in fretta il contatto con la realtà e inizia a manifestare comportamenti preoccupanti, la donna prova a non lasciarlo solo, nonostante la paralizzante sensazione di affondare (come suggerisce il titolo) nell’impossibilità di risolvere una situazione tanto più grande di lei.
Attorno a madre e figlio c’è un’intera vita: il lavoro, le amicizie di una vita ma soprattutto il resto della famiglia che non è (e non deve essere) un semplice contorno. Nadia, infatti, ha un marito e altri due figli, un adolescente promessa del basket poco più giovane di Basil, e una bambina dolcissima.
Il rapporto con l’instabilità di Basil passa anche attraverso i comportamenti dei famigliari, dai mezzi commenti in ufficio o alle cene sociali, dalle scelte dolorose: pennellate veloci che con pochi ma abili tocchi accrescono di profondità e sfumature una narrazione pulita e mai ridondante. (Per il trailer qui)
Il film
La narrazione è portata avanti dalla prospettiva di Nadia, che Duraie marca con precise scelte registiche.
Innanzitutto il formato in 4:3 che ingabbia i volti e gli sguardi (intensissimi) dei protagonisti senza permettere distrazioni, poi la fotografia di Farouk Laâridh, basata sui contrasti cromatici vividi e intensi, e una colonna sonora che ricrea il turbolento stato mentale di Basil in una tensione crescente. Questi elementi, insieme ai dialoghi densi e necessari, calano lo spettatore nella psiche della protagonista.
Infine, è impossibile non menzionare i due attori protagonisti, Mohammad Nizar e Clara Khoury, per la loro performance di altissimo livello, segnata da una grande intensità emotiva.











