Mister Universo al Cinema
Mister Universo ha ottantasette anni, è originario della Guadalupe. Ora abita in Italia, nelle brumose pianure di Varallo Pombia, vicino a Novara. Il suo nome vero è Arthur Robin anche se è passato alla storia come “l’Ercole Nero”. È stato lui, infatti, il primo campione di colore a guadagnarsi il titolo più importante del body building, nel 1957.
“Conosciamo Arthur da moltissimo tempo – spiega Tizza Covi – il suo mondo, la sua storia ci hanno affascinato da subito. Appena è stato possibile, abbiamo scritto un film in cui lui è il motore e il fine della storia. E il simbolo di un mondo che sta scomparendo e che noi volevamo assolutamente raccontare”. Il mondo che sta finendo è anche quello di Tairo e Wendy i due giovani artisti circensi che non si riconoscono più nel loro mestiere: Tairo è un domatore di tigri e leoni che fatica a lavorare (gli animali sono vecchi e stanchi) e Wendy
Il tempo che non torna è incarnato da personaggi che rappresentano chiaramente la fine di un’epoca, come lo zio di Tairo, cantante di balera che rinnega il suo passato, o la scimmia che ha lavorato con Adriano Celentano, ne La dolce vita, in Phenomena, etc.
“Gli animali nel nostro film sono importantissimi – dice la Covi – simboleggiano un tipo di vita, quella del circo, che tra qualche anno non esisterà più. Volevamo fotografare questo mondo che si sta esaurendo e che da qualche tempo seguiamo con grande interesse – non a caso abbiamo scelto ancora una volta di usare la pellicola, anche questo il simbolo di un periodo finito per sempre. Tairo lo abbiamo conosciuto molti anni fa mentre giravamo Non è ancora domani (La Pivellina). Come facciamo con tutti i nostri personaggi, non lo abbiamo mai perso di vista e così appena si è presentata l’occasione gli abbiamo proposto di fare se stesso in questo film. Per di più, utilizzare spesso gli stessi volti per i nostri film ci aiuta ad eliminare la distanza tra la realtà e la macchina da presa”.
E il circo, come si sa, stretto tra crisi economica, polemiche animaliste e bambini sempre più attratti da altri divertimenti, si trova in grandissima difficoltà con spettatori e incassi in netto calo: è di questi giorni l’annuncio che il Circo Barnum chiude dopo 146 anni. Il rischio, in mancanza di soluzioni, è che vada perduta una tradizione straordinaria che ha plasmato l’immaginario di intere generazioni e ispirato il genio di artisti come Federico Fellini.
A proposito del cinema di Tizza Covi e Rainer Frimmel, sostiene Carlo Chatrian, direttore del Festival del film di Locarno: Sono trascorsi oltre dieci anni da quando Tizza Covi e Rainer Frimmel hanno cominciato a esplorare l’universo del circo e attraverso questo a farsi cantori di un’Italia fatta di strade provinciali e di persone che sanno di terra. Di film in film il loro sguardo si è precisato e il loro modo di raccontare arricchito. Mister Universo rappresenta un passo avanti in quel percorso di contaminazione tra finzione e documentario. Ancora una volta la coppia dimostra una sensibilità unica nel cogliere i piccoli dettagli di questa vita itinerante e farne dei fantastici strumenti narrativi. Qui l’elemento scatenante è un pezzo di ferro (…).Siamo dunque dalle parti di quella che si potrebbe chiamare superstizione e che il racconto mostra essere invece un attaccamento alla memoria che gli oggetti si portano appresso. La ricerca del portafortuna conduce Tairo e la sua amica Wendy a due viaggi paralleli che, come nella tradizione di Griffith, hanno lo scopo di avvicinare emotivamente i due personaggi, svelandone il rapporto d’affetto. A metà strada tra romanzo di formazione e viaggio nel tempo, Mister Universo è ritmato da incontri carichi di quell’umanità che è cara ai registi (…). È un mondo che sembra emergere dalle nebbie dei ricordi e che porta Tairo a contatto con la sua infanzia. Questo è, infatti, il punto cui tendono i film di Covi&Frimmel, quello stato d’innocenza perduta che il mondo del circo continua a incarnare. Ha la forza delle cose semplici Mister Universo – cose che poi tanto semplici non sono mai. Come un ferro piegato dall’uomo più forte del mondo.