Halkawt Mustafa, regista curdo-norvegese nato nel 1985, dopo il documentario Hiding Saddam Hussein del 2023, un film per la tv e due lungometraggi, ha scritto e diretto un film sulla brutalità del regime dello Stato Islamico nel Kurdistan e sul ruolo svolto dalle donne nelle forze Peshmerga che ne hanno formato la Resistenza.

Basato sulle conversazioni avute dal regista con alcuni di questi combattenti, nonché sulla storia della vincitrice del Premio Nobel per la Pace Nadia Murad, e presentato nella sezione Fuori Concorso alla 83. Mostra del Cinema di Venezia, No Paradise if You Are Killed by a Woman rende onore alle donne orgogliose e coraggiose che hanno combattuto contro l’ISIS per i loro diritti.

La storia inizia nel 2016 a Mosul, nel nord dell’Iraq, dove una cecchina curda-norvegese Vyan (Avan Jamal), ha ottenuto asilo politico con i suoi genitori quando aveva 12 anni (parte raccontata con l’uso di flashaback), ora combattente dei Peshmerga, le forze militari del Kurdistan iracheno, scopre che la sorella minore Helin, creduta morta nell’assalto dell’ISIS del 2014 per mano di quello che veniva chiamato  “cecchino svedese”, potrebbe essere ancora viva a Mosul. Vyan torna in una città segnata dalla morte e dalla distruzione. La sua ricerca si trasforma in una missione di salvataggio, ma anche in un doloroso confronto con il trauma che per anni ha tentato di seppellire.

Con una narrazione ruvida, quasi semidocumentaristica, è attraverso gli occhi, le emozioni di angoscia e disperazione di Vyan, o meglio dell’attrice Avan Jamal che lo spettatore vive gli orrori della guerra.
Tra il 2013 e il 2016 lo Stato Islamico (o IS) ha governato brutalmente oltre 12 milioni di persone in vaste aree dell’Iraq e della Siria. 
Non è un film di guerra ma un film sulla guerra carico di tensione, con una avvincente fotografia di John-Erling Holmenes Fredriksen, e la colonna sonora inquietante di Trond Bjerknes.