“+ o –. Il sesso confuso – Racconti di mondi nell’era dell’aids” di Andrea Adriatico e Giulio Maria Corbelli

Prima e dopo l’Aids

+ o –. Il sesso confuso raccoglie una trentina di testimonianze (di medici, ricercatori, attivisti, sieropositivi: ci sono, tra gli altri, Franco Grillini, Fernando Aiuti, Barbara Ensoli, Livia Turco e vari altri personaggi meno noti) riguardanti l’Aids e il modo in cui questa malattia ha cambiato costumi sessuali e relazioni sociali.

Diviso per capitoli corrispondenti a decenni, il documentario inizia parlando della libertà sessuale e dell’uso delle sostanze stupefacenti nell’epoca pre-Aids, per passare poi a descrivere l’incredulità e la paura di fronte ai primi annunci sul virus provenienti dagli Stati uniti, la condizione dei malati negli anni in cui non esistevano farmaci, la vergogna e la solitudine che spesso li circondava, sino ad arrivare alla situazione odierna in cui cocktail sempre più personalizzati di farmaci consentono un decisivo allungamento delle speranze di vita e un miglioramento della stessa qualità della vita dei malati. Le conclusioni si soffermano su quanto l’Aids abbia modificato il modo di intendere le relazioni umane e la libertà individuale.

I personaggi che parlano si trovano in vari ambienti (una strada, una piscina, un mercato, ecc.) e tutti sono seduti su una grande poltrona bianca dal design anni ’70. Non so come sia venuta agli autori del documentario questa idea della poltrona bianca: forse è una semplice “trovata” per ravvivare l’ambientazione delle interviste, forse è un espediente per isolare gli intervistati dall’ambiente circostante e quindi amplificarne ed enfatizzarne le parole. Visto che (specialmente quando i personaggi sono inquadrati dall’alto) questa poltrona disegna intorno ai personaggi un contorno che li isola dall’ambiente, a me questo elemento ha riportato alla memoria, per associazione di idee, quella famosa serie di spot sull’Aids risalenti ai primi anni ’90 (ma ancor oggi è la campagna di prevenzione più ricordata dal pubblico) in cui i sieropositivi apparivano contornati da un alone viola. Ma se, almeno nella percezione di alcuni spettatori, quell’alone viola aveva un significato stigmatizzante nei confronti dei sieropositivi, il contorno disegnato dalla grande poltrona bianca – intorno a persone colpite dall’Hiv e a persone impegnate a combatterlo – sembra essere piuttosto il segno che indica che l’Aids “mi riguarda, ci riguarda”. Forse il legame con quella famosa serie di spot è più che una personale associazione di idee: nel brano musicale (Massimo Zamboni) che si sente all’inizio la voce sintetizzata sembra volutamente richiamare quella di Oh Superman di Laurie Anderson che di quegli spot era la colonna sonora.

+ o –. Il sesso confuso è un documentario che fornisce allo spettatore alcuni elementi di conoscenza sull’Aids, testimonianze toccanti (la dottoressa che parla dei rapporti umani coi pazienti, ad esempio) e in alcuni casi persino divertenti (certe rievocazioni della libertà sessuale pre-Aids). Il tono non predicatorio o pedante lo rende adatto ad essere presentato – con l’ausilio di operatori che ne sviluppino gli spunti di discussione e di riflessione – nelle scuole come strumento di conoscenza e di prevenzione. Detto questo, mi permetterei un paio di osservazioni critiche. La prima riguarda la struttura argomentativa adottata: l’iniziale concentrazione esclusiva su omosessuali e tossicodipendenti rischia di rafforzare nello spettatore la convinzione (diffusa ma errata) che l’Aids sia “cosa loro” e che non riguardi altre categorie. Questa concentrazione iniziale fa sì che la successiva, e opportuna, messa in discussione del concetto di “categorie a rischio” finisca per passare quasi inosservata.

La seconda riguarda lo scarso rilievo dato al perdurare di ignoranza e di pregiudizi nei confronti dell’Aids. Qualche frammento emerge negli interventi di alcuni liceali bolognesi, ma questi interventi avrebbero meritato maggiore spazio. Qualche altro intervento poteva essere tranquillamente eliminato (Stefano Benni dice cose del tutto irrilevanti) o quantomeno ridotto (l’intervento dello “studioso di bareback” sembra finalizzato più a épater les bourgeois che a fornire elementi di conoscenza) per dedicare più spazio alle parole degli studenti, facendone emergere con più chiarezza carenze conoscitive e pregiudizi.

Titolo: + o –. Il sesso confuso
Regia: Andrea Adriatico e Giulio Maria Corbelli
Nazione: Italia
Anno: 2010
Genere: Documentario
Durata: 92’
Con gli interventi di: Adriana Ammassari, Fernando Aiuti, Guglielmo Campione, Vincenzo Capuano, Alessandra Cerioli, Fiore Crespi, Barbara Ensoli, Goffredo Freddi, Pol G, Franco Grillini, Rosaria Iardino, Raffaele Lelleri, Catia Lucentini, Daniela Minerva, Mauro Moroni, Cristina Mussini, Pier Cesare Notaro, Massimo Oldrini, Andrea Pini, Beppe Ramina, Jessica Rossetti, Roberto Sardelli, Diego Scudiero, Vincenzo Sparagna, Thomas Trabacchi, Livia Turco, Stefano Vella, Luca Zanesi, un’operatrice del telefono verde Aids, Marco Pustianaz, Piersandro Pallavicini, Stefano Benni, gli studenti del Liceo “Luigi Galvani” di Bologna.
Produzione: Cinemare
Distribuzione: Vitagraph
Sito ufficiale: www.piuomeno.eu