Offenbach colorature, concerto prodotto dal Palazzetto Bru Zane e inserito nella stagione dell’Orchestra di Padova e del Veneto, ha due meriti. Il primo, porre l’attenzione sul repertorio della “primadonna leggera”, ruolo che si ritrova in quasi tutti i lavori di Offenbach, sia in operette come La Vie parisienneRobinson Crusoé e Orphée aux Enfers, sia in opéras-comiques quali Fantasio, sia nell’unica opera lirica seria, Les Contes d’Hoffmann. Il secondo, scritturare Jodie Devos, autentico soprano di coloratura che il 14 febbraio all’Auditorium Pollini, accompagnato dall’Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Laurent Campellone, ci ha riportato ai tempi di Capsir, Tetrazzini, Sacks, Pons, virtuose incantatrici su cui molto si può discutere, ma dotate di un’oggettiva duttilità vocale. Offenbach colorature è anche un preziosissimo cd, uscito a gennaio 2019 per Alpha Classics.

Non solo roulades…

La serata si apre con l’aria di Corilla “Le plus beaux vers sont toujours fades” da Vert-Vert, in cui la protagonista sostiene che basti qualche gorgheggio ben assestato per affascinare “cités, villages et bourgades”, ma soprattutto “villes de garnison”. Segue il rondò di Ciboulette «Quel bruit et quel tapage» da Mesdames de la Halle, dove la fruttivendola non esita a snocciolare le sue conquiste a ritmo di valzer.

La romanza d’Elsbeth «Voilà toute la ville en fête» da Fantasio e i Couplets d’Eurydice «La mort m’apparaît souriante» da Orphée aux Enfers stemperano la tensione in atmosfere raccolte, dove l’agilità lascia il posto a un sentito raccoglimento su temi come il passaggio all’età adulta e la morte. Attesissima è l’aria di Olympia «Les oiseaux dans la charmille» da Les Contes d’Hoffmann, risolta con gusto finissimo e libere cadenze personali, preceduta dalla celebre Barcarolle in versione strumentale.

La seconda parte si apre con l’Ouverture da Les Bergers, opéra comique in tre atti del 1865, in cui a motivi bucolici si alternano sonorità più drammatiche. La “Romance des fleurs” «Le voilà… C’est bien lui» da Le Roi Carotte è il canto d’amore appassionato di Rosée du Soir per il principe Fridolin, in cui troviamo il soprano in duetto col flauto. Devos affronta poi con meravigliosa disinvoltura la Valse-tyrolienne di Rosita «J’entends ma belle» da Un Mari à la porte e la Valse d’Edwige «Conduisez-moi vers celui que j’adore» da Robinson Crusoé, arie che dichiarano vistosamente l’origine strumentale del virtuosismo vocale. Tra i due valzer l’Ouverture da Orphée aux Enfers di cui il celebre Galop infernal viene servito quasi in veste militare, con il compiacimento del direttore che lancia le percussioni in uno sferragliamento molto particolare.

Finalmente un vero soprano di coloratura!

Jodie Devos possiede voce estesissima nel registro acuto, meno in quello grave, ma abile in sovracuti, agile anche in ardui passaggi d’ottava e capace di un fraseggio assai raffinato. Il timbro cristallino, argentino, unito a un’efficace e mai eccessiva mimica, la rendono interprete di riferimento.

Laurent Campellone, alla guida dell’Orchestra di Padova e del Veneto, imprime una peculiare cifra personale negli ampi inserti operistici, ricavando da pagine di rara esecuzione gioielli ben torniti. Il valzer di Rosita è il brano meglio suonato dall’OPV e il can-can nella lettura di Campellone assume toni davvero inusuali per la spavalderia con cui è affrontato.

Tris finale con i “Couplets d’Ines” da Les Bavards, l’aria di Corilla e il can can.

Il pubblico, purtroppo non numerosissimo per un evento eccezionale come questo, applaude entusiasta tributando durante e al termine grandi onori a tutti.

Luca Benvenuti