Alice (Myriem Akheddiou), una madre single con due figli, deve affrontare una battaglia legale contro l’ex marito (Laurent Capelluto) in tribunale per la custodia esclusiva dei figli. Etienne (Ulyssess Goffin), il figlio piccolo, ha problemi comportamentali. Lila (Adèle Pinckaers), la figlia adolescente dà l’idea di insofferenza per la vicenda giudiziaria.
Charlotte Devillers (di professione infermiera) e Arnaud Dufeys, al loro debutto nel lungometraggio, hanno scritto nei 78 minuti tesi e glaciali, claustrofobici nei confronti di un sistema giudiziario sordo nei confronti di una donna e madre che non comprende come tutto ciò possa succedere. Nello sviluppo, quindi asciutto ed essenziale della storia, i due registi sviluppano le personalità e le situazioni dei personaggi del dramma, l’impatto psicologico che il matrimonio ha avuto non solo sulla coppia ma sul rapporto dei genitori con i figli, e soprattutto lo sviluppo dei due ragazzi all’interno della società.
L’accusa mossa dal padre si basa sul non poter vedere i figli e di questo dà colpa all’ex moglie etichettandola come una cattiva madre.
Ambientato quasi interamente nell’ufficio grigio di un giudice, le voci, le arringhe degli avvocati, sono fuori campo, mentre i due registi si concentrano sui volti dei protagonisti, sulla stanchezza, esasperazione, impotenza che sente in special modo Alice.





















