“Ondes De Choc – Prénom: Mathieu” di Lionel Baier

In Svizzera con ondes de choc si riferisce ai movimenti circolari che si generano in una superficie d’acqua quando interrompi la sua quiete lanciando un sasso. La metafora è funzionale per ogni episodio che compone questa serie, formata da episodi di estrema violenza che hanno turbato le fondamenta della tranquilla società Svizzera.

Prénome: Mathieu, l’episodio diretto da Lionel Baier, è tratto da una serie di eventi di cronaca nera degli anni Ottanta. In tutto il paese, e anche fuori dai confini, il killer che verrà conosciuto come il “sadico di Romont” scatena il terrore rapendo giovani autostoppisti, violentandoli e infine bruciandone il corpo per non lasciare tracce. Solo Mathieu riesce a scappare. Il film parte da questo momento. Ondes de choc si concentra più sulle conseguenze del trauma, partendo dalla persona e spingendosi nella società. La macchina da presa segue Mathieu nel difficile percorso di reinserimento in una società che lo guarda come una vittima, e non più come parte di essa. Baier sottolinea attraverso i movimenti dell’occhio cinematografico la separazione tra il protagonista e il mondo che lo circonda. Una società tranquilla che alla terribile realtà della violenza fugge nel confortevole progresso tecnologico, fatto da novità come il walkman o il microonde. Emerge così un profondo ritratto dell’ipocrisia della società pronta ad aiutare a parole e allontanarsi con i fatti. Emblematico in questo senso il momento in cui Mathieu chiede aiuto al professore, il quale lo respinge non sentendosi in grado di rapportarsi con il trauma.

Mathieu però non può dimenticare. I ricordi della violenza si trascinano dietro e vengono rievocati con violenti flashback, dalla durata breve e dalle immagini crude che hanno l’effetto di una coltellata. La musica elettronica accompagna questi momenti realizzati con uno stile che rimanda al genere horror, dove le immagini della mente diventano protagonisti nella scena, demoni privati impossibili da affrontare ma da cui non si può scappare.

Solo accettando che il trauma è parte di sé, Mathieu riesce a dare una svolta al caso e alla sua vita. Il rischio però è di rimanere intrappolato in una solitudine che fa da gabbia. Il conflitto tra il ragazzo e il suo aguzzino è anche il conflitto che Mathieu ha ora con se stesso. I turbamenti dell’adolescenza, la società che ti respinge, la violenza che facciamo a noi stessi e agli altri, sono temi che Baier affronta con sensibilità e crudezza, riuscendo nel difficile compito di colpire lo spettatore nelle sue corde più intime.

Recensione di Luigi Giacomazzi