“Outerlands” di Elena Oxman
Anche quest’anno al Nuovo Cinema Nosadella da venerdì 19 settembre a domenica 21 settembre prende luogo la XVII edizione del Some Prefer Cake, il festival di cinema lesbico, sicuramente uno tra i più importanti festival underground più importanti nel panorama italiano. Non si tratta però solamente di uno spazio dedicato alla settima arte, bensì per tutto il corso delle tre giornate si tengono talk, convegni e presentazioni di libri in più sono presenti banchetti di piccol3 artigian3, di illustratric3 e troviamo anche un piccolo stand della Libreria delle donne, una vera e propria istituzione nella città di Bologna.
Il primo film presentato in concorso è Outerlands della regista Elena Oxman, che riesce a dipingere sul grande schermo e ad esplorare con sorprendente delicatezza e lucidità ciò che l’abbandono da parte di un genitore può fare ad unǝ bambinǝ.
Questa è la storia di Cass che si spacca la schiena ogni giorno per sbarcare il lunario. Fa babysitting, è camerierǝ e spaccia nel tentativo di rimanere a galla. Un giorno casualmente incontra in una lavanderia a gettoni Kalli, una sua collega. Nell’attesa che il bucato sia pronto passano del tempo insieme ed è chiaro che provino attrazione l’unǝ per l’altrǝ, ma la mattina dopo Cass si sveglia da solǝ e l’unica traccia che la donna ha lasciato dietro di sè è un bigliettino col suo numero di telefono. Ma i giorni passano e Kali non dà segni, almeno fino a quando non lǝ chiede di poter badare alla figlia Ari. La bambina pare profondamente infelice tra la scuola, biblioteca, ma soprattutto di fronte ad una console logora che scandisce il passare del tempo durante l’intera giornata. Tra i due si sviluppa un forte rapporto che inizia a ridare a Cass una sorte di luce, uno scopo nella sua vita. Intanto, però, i giorni passano e Kalli non accenna a tornare e non risponde nè ai messaggi nè alle chiamate. Però, quando ormai anche lǝ spettatorǝ si è convinto dell’epilogo, la ragazza ritorna e Cass pensa di poter unire quelle tre vite a pezzi, di poter avere finalmente una famiglia. Ma le cose non andranno come avrebbe sperato.
Cass è un personaggio costruito con estrema sensibilità. È una persona che in giovane età ha sofferto moltissimo per l’abbandono della madre. Tra la situazione economica precaria, la minaccia e la paura di essere sfrattatǝ e il lavorare per l’intera giornata, l’unica forma in cui si è potuta tradurre tale sofferenza è stata bere due, tre, cinque birre ogni sera. Per i poveri e le persone marginalizzate non esite diritto al riposo. L’arrivo di Ari, un altro essere vivente di cui prendersi curo, è semplicemente una scusa per dare un ordine alla propria vita, ossia la consapevolezza di sapere di doversi alzare presto al mattino per accompagnarla a scuola e di dover mangiare del cibo vero. Quando poi Kalli ritorna lǝ dà la speranza di poter andare a vivere tuttǝ insieme, ma poi scappa nuovamente lasciandolǝ solǝ e costringendolǝ a dover rivivere quello stesso dolore che già aveva sperimentato.
Outerlands si distingue proprio per la sensibilità che la regista Elena Oxman dimostra nel trattare la storia di Cass, una storia che, di fatto, appartiene a moltissime persone. Ma ci tiene a specificare come il dolore e la sofferenza del passato non siano un marchio impresso a fuoco sulla pelle di chi li ha provati e, come, le persone abbiano bisogno di altre persone per potersi rialzare.