“PADRE” DI MICHELE GALLONE

Siamo in un futuro prossimo non molto lontano dal nostro. Una bimba emaciata gioca con suo padre. Sono al chiuso di una elegante sala d’aspetto, l’atmosfera è ovattata. Non sono soli, ci sono altre persone, ma un individuo in particolare li sta guardando. L’altoparlante annuncia: “I signori Mario e Francesco sono attesi in sala vendite”. Il padre della bimba (Francesco) e l’uomo che li stava osservando (Mario) entrano in una sala bianca che richiama un ambiente ospedaliero dove sono attesi da una persona in camice bianco. Viene annunciato che il “passaggio” avverrà tra 19 e 20 ottobre prossimo. Francesco (Alberto Paradossi) chiede se la bambina saprà ancora chi è il vero padre. “Il legame in oggetto è un amore paterno in forma reciproca”, il motivo dell’acquisto è “compassione”, il tempo che avranno da trascorrere sarà molto breve a causa delle gravi condizioni di salute della bimba.

Siamo proiettati in questa atmosfera asettica, non capiamo bene quello che sta succedendo, in sottofondo si sente echeggiare uno slogan pubblicitario dell’azienda: ”Puoi comprare un amore o vendere un amicizia che non ti corrisponde più, ma la cura migliore contro l’apatia è l’altruismo. Puoi ancora approfittare delle offerte autunnali, sconti esclusivi per chi acquista il dolore di qualcun’altro. Acquista e libera il tuo prossimo”. 

Si avvicina il momento del “passaggio”, vediamo Francesco e la piccola Anna (Carolina Michelangeli) nel giorno del suo compleanno che sappiamo già che sarà la notte successiva. Francesco in realtà sta soffrendo terribilmente questa separazione e per lasciare un suo ricordo alla bambina le regala un orologio da tasca fermo. Non sappiamo se ha anche sensi di colpa.

Come in “Blade Runner” continuano ad accompagnarci il sonoro delle pubblicità: “Se soffri di apatia puoi comprare un nuovo amore e rilanciare la tua vita, ma se non bastasse puoi fare qualcosa di più: acquista il dolore di qualcun altro per viverlo fino in fondo”. È il momento della separazione. Il momento di massimo dolore, ingigantito ulteriormente dal fatto di volersi liberare dal dolore, ma inevitabilmente anche dal legame affettivo, il giorno dopo non saprà più di essere il padre.

Accompagnato da cupe sonorità l’arrivo della mezzanotte, vediamo che il giorno dopo la parte del padre è vissuta da Mario e non più da Francesco. Mario vive profondamente questo dolore di dover accompagnare la bambina negli ultimi giorni della sua vita. Come in ogni quotidianità, la moglie di Mario (Francesca Einaudi) si lamenta chiedendogli di promettere che sarà l’ultima volta a farlo minacciandolo di vendere il suo amore per lui a qualcun altro.

Padre” di Michele Gallone, presentato all’Edera Film Festival 2025, girato in un algido bianco e nero, con ingegneristica composizione delle inquadrature (DOP L. Casadio Vannucci), con attori professionisti di altissimo livello, ci proietta in un futuro in cui ci sbarazziamo degli affetti per il nostro benessere grazie a qualcuno che se ne fa carico. Osserviamo questi mostri sullo schermo, lo guardiamo incuriositi e distaccati, forse non ci accorgiamo neppure che abbiamo appena guardato uno specchio.

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