Palazzetto Bru Zane, da Parigi a Roma

Martedì 15 giugno al Palazzetto Bru Zane di Venezia il recital Da Parigi a Roma ha omaggiato con il soprano Olivia Doray e la pianista Marine Thoreau La Salle alcuni compositori vincitori del Prix de Rome. Come si otteneva l’ambito premio? Il giovane musicista concorrente doveva scrivere, chiuso in una “cella”, una cantata su un libretto prestabilito. Una volta premiato, andava a Villa Medici a Roma, sede dell’Accademia di Francia, pensionato dai tre ai cinque anni dallo Stato francese, con l’obbligo di inviare a Parigi uno o più lavori annuali.

In Où voulez-vous aller? di Gounod, invitation au voyage dal ritmo ondulatorio, si ritrovano tracce del belcanto italiano. Le Soir è una meditazione in cui il cambio di chiave all’inizio della seconda e quinta strofa aggiunge un tocco di mistero a un testo di limpida castità.
E’ Reynaldo Hahn a ricordarci, nella conferenza Les mélodies et leur interpretation del 22 novembre 1922 pubblicata in “Conferencia-Journale de l’Université des Annales”, la genesi di Poème du souvenir. Trattasi di sei scènes d’Armand Silvestre, introdotte da un epigraphe, musicate da Massenet durante il conflitto franco prussiano del 1871. Non è quindi solo un’apparente invocazione alla Musa ferita, la “chère ensevelie“, ma alla Patria stessa martoriata dalla guerra.
Di Fingal, la cantata con cui Lucien Hillemacher vinse il premio nel 1880, l’aria di Comalha ci ricorda il “Ritorna vincitor” verdiano, un canto d’amore appassionato all’amato lontano, interrotto dagli oscuri presagi della notte tempestosa.
Le moulin di Pierné ha il ritmo di un inno bellico, con quel ritornello “Tourne, tourne, mon moulin!” lanciato a mo’ di “Hojotoho”.
C’est l’exstase langoureuse di Debussy fa parte delle Ariettes oubliées, composte a Parigi tra il 1885 e il 1887. La melodia discendente, i cromatismi e le dissonanze non risolte rievocano al contempo il languore e l’inquietudine amorosa. Grazie alla cantata L’Enfant prodigue Debussy vinse il premio nel 1884.
Infine, nella cantata vincitrice nel 1894, Daphné di Henri Rabaud, il tema della metamorfosi trova nella musica uno svolgimento moderno d’ampio respiro.

Olivia Doray dimostra grande versatilità, convincendo sia nella mélodie che nel canto più squisitamente melodrammatico. I colori cangianti del timbro, il fraseggio sempre perfetto, la generosità dell’emissione e il pieno controllo dei volumi fanno di Doray interprete sopraffina.

Alla pianista Marine Thoreau La Salle sono affidati tre brani solistici, affrontati con piglio deciso e notevole sensibilità interpretativa. La Veneziana di Gounod si distingue per la fluidità degli arpeggi e le armonie cangianti. La Barcarolle dai 10 Pièces de genre di Massenet presenta un impianto tradizionale, ma dal finale sospeso. La Romance sans paroles di Pierné è muta solo nel titolo in quanto sembra riprodurre un chiacchiericcio infinito.

Bis con il bolero Ouvre ton couer di Bizet, dalle chiare influenze spagnole.

Luca Benvenuti