“Perché la notte” di James Ellroy

Non c'è risultato senza dolore

Secondo volume della trilogia dedicata al sergente Hopkins, detective della LAPD di Los Angeles, Perché la notte (Because the Night, 1984) segue Le strade dell’innocenza (Blood on the Moon, 1984), dello stesso anno, e precede La collina dei suicidi (Suicide Hill, 1985), terzo ed ultimo capitolo della serie.

Un triplice omicidio all’interno d’un negozio di liquori, un secondo caso – legato alla scomparsa del poliziotto Jungle Jack Herzog, detto ‘L’Alchimista’ – apparentemente non correlato e un assassino: Thomas Lewis Goff, psicopatico con un passato da detenuto e ora reclutatore di adepti al soldo d’un noto santone-psicanalista, John Havilland alias ‘Il Nottambulo’, esperto in terapia onirosimbolica, manipolazione psicologica e lavaggio del cervello.

Alle loro calcagna, un piedipiatti ‘leggenda’ degno della sua fama, Lloyd, quarantaduenne separato e risoluto, guerriero ibrido marchiato col sangue dei propri trascorsi, che trova accidentalmente complicità in una prostituta dalla bellezza sconvolgente, paziente del dottore stesso, Linda Wilhite.

Sotto Pentothal sodico e ipnosi regressiva, il macabro piano del Dottore è quello di assoldare pedine (umane) funzionali a veder compiuto il suo personale film dell’orrore, alimentato dai trascorsi con un padre sadico e da un trauma cerebrale giovanile, preludio dei suoi conseguenti deliri sul “varcare la porta verde”, spingendosi “oltre e più oltre”. L’ossessione del potere paterno lo ha condotto a procacciarsi una consorteria di ‘figli’ succubi e smidollati, da poter plasmare e rendere portatori insani della sua stessa devianza.

Tra falsi indizi, depistaggi, slogan farneticanti ispirati a quelli della Famiglia Manson e mantra, lo scrittore spinge il poliziesco fino alle tinte più cupe del genere, addentrandosi nella più torbida delle simbologie psicanalitiche.

Con i suoi personaggi, James Ellroy condivide un passato sregolato ed un’infanzia segnata dalla prematura perdita della madre, Geneva, ritrovata strangolata in un fossato a El Monte (California) nel 1958. Un altro episodio dalle tinte noir che sembra aver influenzato la sua prosa è stato il noto caso della “Dalia Nera”, da lui trasposto poi nell’omonimo libro (The Black Dahlia, 1987): un omicidio rimasto tuttora irrisolto, avvenuto a poca distanza da dove il giovane Ellroy risiedeva, che coinvolse una donna, Elizabeth Short, soprannominata così per via della sua passione per il film La dalia azzurra (The Blue Dahlia, 1946) di George Marshall e l’abitudine a vestire di nero.

In parte, forse, debitore dello straordinario successo dell’Hannibal Lecter di Thomas Harris (Red Dragon, 1981), Perché la notte sancisce l’appellativo di scrittore ‘maledetto’ di uno dei più grandi narratori statunitensi viventi.

James Ellroy
Perché la notte
Interno Giallo/Mondadori (IperFICTION)
1991
pp. 270, € 15,00