Photo Open Up

Festival di fotografia a Padova

Restano ancora pochi giorni prima della conclusione di Photo Open Up, festival di fotografia che si svolge a Padova fino al 27 ottobre e include nel suo programma mostre, workshop e proiezioni cinematografiche.

Il festival si diffonde capillarmente in città collaborando con diverse realtà tra cui i Musei Civici agli Eremitani, la Cattedrale Ex-Macello, la Galleria Civica Cavour, il Palazzo del Monte di Pietà… tutti luoghi scelti per ospitare diverse esposizioni fotografiche connesse alla tematica di questa prima edizione: “Dialoghi e conflitti”.

Il materiale esposto nelle mostre è stato scelto accuratamente, la qualità delle foto di Irving Penn, Henri Cartier-Bresson, Gabriele Basilico, Uliano Lucas e tanti altri partecipanti, così come i lavori del giovane Kensuke Koike, sono di indiscutibile valore. Pure la volontà di creare un circuito tra ambienti differenti, coinvolgendo anche importanti istituzioni della città, è meritevole, tuttavia in alcuni casi la cura nell’allestimento delle esposizioni nel centro cittadino meritava maggiore attenzione.

La mostra “Io, l’altro (e l’altrove)” agli Eremitani ospita artisti di fama internazionale. Il percorso si articola in quattro sezioni, presenta scatti realizzati dalla nascita della fotografia (tra cui un dagherrotipo del 1846 ed esempi di processi al collodio) fino ai giorni nostri. Gli autori sono tra i più conosciuti: Cameron, Lewis Carroll, Man Ray, Mario Giacomelli, Silvia Camporesi, Matthew Barney, Helmut Newton, Luigi Ontani, Sebastião Salgado… Vi sono esposte delle chicche come il ritratto della Contessa di Castiglione di Pierre-Louis Pierson, The Critic di Weegee o la serie Just Another Story about Leaving di Urs Lüthi. Un simile patrimonio di storia della fotografia è condensato in poche sale con un percorso articolato, si ha come l’impressione che inserendosi nel museo la mostra abbia perso la natura di festival per essere inglobata in uno spazio istituzionale e già di per sé caotico.

Perplessità simili si riscontrano anche per “Tutte le immagini dormono” a Palazzo Zuckermann dove vi sono esposte le opere di Kensuke Koike. Le fotografie vintage rielaborate e i libri d’artista sono raffinati, delicati e graffianti, ma rischiano di perdersi una volta collocati nelle ampie vetrine che di solito sono predisposte per ceramiche e gioielli. In questo caso purtroppo l’ambiente non entra in dialogo con le opere, semplicemente si impone.

Più discorsivo invece l’allestimento alla centralissima Galleria Cavour dove le foto realizzate dal team dell’Agenzia Grazia Neri ritraggono i ribelli anni Settanta, i momenti della contestazione sono affiancati ad altri attimi di quotidianità che fanno sorridere lo spettatore. L’ambiente è condiviso con un’altra breve mostra dedicata ai mestieri di Padova – “Dietro il banco”- dove un occhio curioso (e oggi nostalgico) indaga all’interno di mercerie, drogherie, negozi di biciclette e di cornici che nel corso degli anni sono scomparse.

Splendidamente diversi ma entrambi con gli obiettivi rivolti verso il mondo delle fabbriche, sono gli scatti di Gabriele Basilico e Paolo Mussat Sartor, esposti a Palazzo del Monte di Pietà in “Cattedrali industriali”. Dove Basilico ritrae la concretezza della periferia industriale italiana, Mussat Sartor con il suo sguardo all’interno degli edifici smaterializza la fabbrica concentrandosi su alcuni elementi. Il luogo di lavoro, solitamente denso di attività, in entrambe le visioni è desolato, ma proprio per questo restituisce un’immagine monumentale ed eterna della fabbrica. Come in un vecchio film, lungo quella strada punteggiata di lampioni sembra di vedere l’operaio Gabin pedalare verso l’orizzonte.

E pedalando si arriva alla Cattedrale Ex-Macello, che si presta perfettamente ad ospitare nella sua struttura “ARGO – la fotografia italiana emergente”. In queste produzioni la fotografia viene manipolata e reinventata dagli artisti contemporanei, anche con esiti inaspettati come l’installazione di The Cool People, The Iceberg di Giorgo di Noto o The language of flowers di Christian Fogarolli.

“Altre Visioni” sono invece quelle proposte dai club fotografici dell’area padovana: Fotoclub Padova, Gruppo Fotografico Antenore, Associazione Kinima, Associazione Culturale Fantalica e Collettivo Stilema, tutti presenti nelle Scuderie di Palazzo Moroni. Differente è la mostra al Museo Antoniano dove protagonista è l’aspetto devozionale della città, che ha ispirato le immagini di “Padova Sacra”. Mentre di un altro tipo di sacralità si parla in “Crossing the river” a Palazzo Angeli, è infatti dedicata a tutte le donne africane che rischiano la propria vita durante e dopo la gravidanza.

Le mostre proseguono in diverse aree della città, le fotografie si moltiplicano, fanno discutere, ridere, pensare in un esperimento cittadino che arriva a coinvolgere cortili, caffè e librerie.