“Pietas”, fra caducità dello sguardo e umana resistenza

Alla Bugno Art Gallery di Venezia la nuova mostra personale di Elisabetta Di Sopra

Pietas, fotogramma
Pietas, fotogramma

La produzione di una videoartista di valore come la pordenonese Elisabetta Di Sopra, ormai veneziana di adozione, offre molteplici forme di affioramento nei rivoli carsici del web.  Basta digitare il suo nome in un motore di ricerca, e subito si dipartono consistenti piste digitali da battere, nelle quali si può già apprezzare un tratto evidente della sua estetica: e cioè una certa “verticalità” del rapporto fra segno e senso, mai annacquato nelle scorciatoie di un effettismo superficiale, piuttosto orientato a uno “scavo” diretto nei nodi più sensibili, talvolta virulenti, della dimensione umana. Scavo che si giova, spesso, di un sensore simbolico privilegiato, offerto dal corpo femminile.  “La mia ricerca artistica“, sottolinea l’artista, “si esprime in particolar modo attraverso l’uso del linguaggio video per indagare sulle dinamiche più sensibili della quotidianità, sulle sue microstorie inespresse. Qui il corpo femminile assume un ruolo centrale, in quanto custode di una memoria e di un suo linguaggio espressivo che nella realtà di tutti i giorni altrimenti sfuggirebbe.

Pietas“, la sua nuova personale curata da Daniele Capra presso Bugno Art Gallery (23 novembre – 5 dicembre 2018; vernissage 22 novembre ore 18.00) offre un’occasione preziosa di avvicinamento alla poetica dell’artista. Si tratta di una dozzina di opere – video e stampe fotografiche di alcuni dei più significativi fotogrammi – frutto di tre recenti progetti di Elisabetta Di Sopra, in un contesto di valorizzazione visiva adeguato alla loro natura introspettiva e, soprattutto, vocazione stereoscopica intrinseca. Di Sopra qui conduce un’analisi puntuale di alcuni temi chiave della sua produzione, in particolare il concetto di dedizione, la cura dell’altro, il dolore e, più in generale, la fragilità della nostra condizione. Ci riesce attraverso la somministrazione visiva di “micro-storie” centrate sulla figura umana, a capovolgere l’epica delle grandi narrazioni, della forza e dei miti che relegano spesso le persone al ruolo unidimensionale della loro rappresentazione.

I tre progetti da cui si dipartono installazioni e materiali presentano caratteri di incisiva contiguità simbolica, oltre a comporre un fronte d’impatto percettivo coerente. Il video a tre canali Dipendenza Sensibile realizza uno spietato controcanto visuale fra corruzione del tempo umano e dilatazione impersonale del tempo della natura, fra consapevolezza vissuta di uno scacco finale inevitabile e levità sovrumana dello scacco stesso; l’amore e la dedizione all’altro, invece, è l’elemento fondamentale dell’opera a due canali The care, vero inno sommesso dedicato alla cura femminile verso il prossimo, alla sensibilità di chi avverte l’altro come parte di sé; Pietas, che dà il titolo alla mostra, nasce dalla necessità di riscrivere il mito di Medea lavando la sua figura dalla colpa di aver ucciso i propri figli per vendicarsi del tradimento di Giasone, secondo la narrazione che ne fa Euripide.

Elisabetta Di Sopra (Pordenone, 1969) collabora con l’università Ca’ Foscari per lo Short Film Festival, con l’Archivio Carlo Montanaro, la Fabbrica del Vedere, il Festival Francesco Pasinetti e l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. È docente presso il Master in Fine Arts in Filmmaking dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Vive e lavora a Venezia.

Elisabetta di Sopra
PIETAS
a cura di Daniele Capra
vernissage 22 novembre ore 18
dal 23 novembre al 5 dicembre 2018
Bugno Art Gallery
San Marco 1996/D
30124 Venezia
bugnoartgallery.com
t. 041.5231305