Poemi silvestri al Palazzetto Bru Zane

Reynaldo Hahn, dalla Belle Époque agli “anni ruggenti”, il festival d’autunno del Palazzetto Bru Zane di Venezia, ha ridato giusta dignità a un compositore ricordato oggi solo per le sue numerose mélodies. Personalità complessa, frequentatore dei salotti parigini, amante di Proust, Hahn si dedicò ai generi più disparati, dal balletto all’operetta, dal concerto all’opera, dalla musica da camera alla musica per pianoforte.

Il recital Poemi silvestri, tutto esaurito la sera di martedì 22 ottobre, ha visto impegnato il pianista Alessandro Deljavan in un programma davvero suggestivo. Come incipit un estratto dal ciclo Le Rossignol éperdu di Hahn. Pubblicato nel 1912, comprende 53 pezzi composti tra il 1899 e il 1911, suddivisi in quattro serie. Miniature suggerite da viaggi, miti, personaggi letterari, spesso dal titolo di difficile decifrazione. Sentiamo Hivernale, il n. 52 della IV serie, Versailles, e restiamo colpiti da questo capolavoro che condivide l’estetica col debussiano Des pas sur la neige e anticipa certe dinamiche minimaliste alla Pärt. Tra corale e melodismo accompagnato da una timbrica a tratti monodica, trasmette sulla pelle il gelo di un vuoto boudoir, simbolo di un’epoca che fu.

I dieci Premières Valses, a dispetto dell’aggettivo, furono pubblicati separatamente quali supplementi de “Le Ménestrel” nel 1898 e poi raccolti in volume da Heugel. Sono piccole composizioni destinate a giovani esecutori e dedicate a pianisti vicini al compositore. Tra tutti, il primo è un valzer malioso giocato su seducenti rubati e civettuoli ritardando. Il terzo, Ninette evoca ritmi creoli alla Gottschalk. Il quarto ha carattere maestoso e portamento fiero. Nel quinto rivive il notturno di Chopin. L’ultimo, che reca in esergo un verso di Baudelaire tratto da L’Horloge:«Le plaisir vaporeux fuira vers l’horizon», è un valzer charmant, malinconico quanto la fine annunciata di un piacere passeggero.

Del suo maestro, Jules Massenet, ascoltiamo i Dix Pièces de genre op. 10, lavoro in cui convivono interessi barocchi e moderni in costante dialogo tra passato e presente.

Crediamo personalmente che i Poèmes sylvestres di Théodore Dubois siano nettamente superiori per carattere e scrittura rispetto al resto del programma. Pubblicata nel 1893, la raccolta comprende sei brani che alternano a tre a tre un movimento lento, un valzer e un tempo sostenuto. L’Allée solitaire, dai passaggi luminosi e scuri, dialoga con l’umidiccio Banc de mousseLes Myrtilles, dal tono frivolo, fa il paio con La Source enchantée, pezzo di bravura in cui la tastiera diventa liquida, tra trilli e arpeggi zampillanti. Les Bûcherons, quasi un canto di guerra, se la gioca con la Danse rustique, una gioiosa ridda campestre.

Al piano un indimenticabile Alessandro Deljavan che ha infuso al programma splendide sfumature e contrasti con grande temperamento e padronanza tecnica, riuscendo a ricavare un suono sempre fresco, curato e pieno.

Applausi entusiasti da parte del pubblico e come bis Confidence da Vingt pièces pour le piano op. 58 di Benjamin Godard.

Luca Benvenuti