Quattro vite. Un’unica donna.
Senza un ordine cronologico preciso, ma con un filo psicologico narrativo scelto dal regista, Arnaud des Pallières, che sceneggia insieme a Christelle BERTHEVAS, si racconta la storia di una donna attraverso quattro momenti significativi della sua esistenza. Quattro tappe fondamentali: infanzia, adolescenza, giovane donna e donna, partendo dalla fine, andando indietro nel tempo, tornando all’inizio e guardando al futuro.

Quattro diverse attrici (Adèle Haenel, Adèle Exarchopoulos, Solène Rigot, Vega Cuzytek) danno il volto alle età della protagonista: “Nel 2010 ho chiesto a Christelle Berthevas, co-sceneggiatrice del mio film “Michael Kohlhaas” – racconta il regista – se voleva raccontarmi la sua storia personale, che mi affascinava per due motivi. Per prima cosa, era la vita di una donna, ma di una donna di origini rurali e popolari, molto lontane dalle mie.”
Intrigo, passione, solitudine, disperazione, accettazione, c’è molto nella vita di questa donna, chiamata con 4 nomi diversi, che resta a galla da una vita intera, guardandosi le spalle da sola.

Una bambina di campagna che cade in un tragico gioco a nascondino. Un’adolescente che passa da una fuga all’altra e da un uomo all’altro, perché tutto è meglio del triste ambiente famigliare. Una giovane provinciale che si trasferisce a Parigi e sfiora la catastrofe. Infine, una donna realizzata che si crede al sicuro dal suo passato.

Il regista procede per compartimenti stagni. Come si diceva all’inizio, non c’è una cronologia, il filo seguito dal regista è sondare le profondità caratteriali della protagonsita, senza troppe introduzioni, ma impostando le diverse narrazioni come fossero capitoli a parte.

È lo spettatore che deve tracciare il filo conduttore e unire quelli che sembrano 4 cortometraggi dove una donna cerca la sua libertà e lotta per fuggire al suo passato.