Chiunque si è trovato, o si trova attualmente, nella condizione di cercare lavoro e si sente disposto ad accettare qualsiasi cosa pur di dimostrare che esiste un posto per lui o lei nel mondo. Proprio di questo parla il cortometraggio di Rachida El Garani, belga di origini marocchine che ha debuttato come attrice ed è alla sua seconda regia.

Non sfugge che il protagonista, Rachid (Zakaria Ridouani) abbia lo stesso nome della regista, ma al maschile, come se fosse una sua reincarnazione più giovane o un figlio. Anche l’autrice del racconto da cui è tratto il film ha lo stesso nome, Rachida Lamrabet. L’attore Ridouani, con la sua fisionomia particolare, occhi grandi e viso giovanile, porta in scena un ragazzo anche lui belga di origine marocchina che vuole a tutti i costi trovare un lavoro. Quando alla fine l’opportunità si presenta, si vede costretto a fingersi musulmano praticante per fare da macellaio alla festa del sacrificio. Inutile dire che la macellazione halal è l’esatto contrario di ogni sua attitudine, e una volta ottenuto l’agognato incarico dovrà fare di tutto per tirarsene fuori.

Presentato in concorso al festival FiatiCorti 2025 di Istrana (TV), “Rachid” racconta in chiave umoristica l’esperienza di un immigrato di seconda generazione, che già parla il neerlandese meglio dell’arabo e che non si riconosce del tutto nella sua religione d’origine, nella quale al contrario gli abitanti del suo paese d’adozione si ostinano a incasellarlo. Senza moralismi, il cortometraggio fa ironia sull’Islam e sulle sue tradizioni, prendendo in giro i pregiudizi popolari mantenendo sempre un punto di vista interno alla questione (ricordiamo, la regista è a sua volta di origine marocchina), senza adottare quegli stessi pregiudizi per avere una risata facile, per arrivare a un finale edificante e divertente. Alcuni temi affrontati potrebbero risultare già visti, ma “Rachid” è un ottimo esempio di come si può fare ironia su una questione delicata come il rapporto tra religioni e l’immigrazione senza cadere nei più gretti stereotipi. Sempre con il sorriso sulle labbra.