A inaugurare il nuovo anno della Disney Pictures ci pensano due delle menti dietro l’atipico Zootropolis (2016): il veterano Rich Moore e Phil Johnston, per la prima volta nella veste di regista oltre che di sceneggiatore, firmano il seguito di Ralph spacca Tutto aggiornando con grande vis comica e spirito di osservazione le avventure della coppia dell’arcade alle ultime tendenze della rete. Peccato che Ralph spacca Internet si avvicini più a una sofisticata pubblicità autopromozionale che a un film d’animazione. Da oggi in sala.

Pensando di sollevare dalla noia Vanellope – in originale doppiata da Sarah Silverman –, RalphJohn C. Reilly – combina un guaio: il volante del cabinato Sugar Rush si rompe, e l’unico pezzo di ricambio esistente si trova su eBay a un prezzo non proprio accessibile. Fortuna che il signor Litwak ha appena connesso il computer della sala giochi a internet, permettendo ai protagonisti di addentrarsi nel World Wide Web. Trovato il sito giusto il volante è presto acquistato, ma come pagarlo? Vanellope e Ralph avranno solo 24 ore di tempo per saldare il conto facendo quello che sanno fare meglio: giocare ai videogiochi.

L’anno appena trascorso ha visto un’ineguagliata influenza degli anni Ottanta – neanche a farlo apposta ne abbiamo parlato da poco trattando dell’ultima fatica di D. R. Mitchell – sul cinema e sulla televisione, culminata col monumento spielbergiano Ready Player One che i registi hanno dichiarato di aver oculatamente evitato di vedere per non esserne influenzati. Alla base di questa ’80-mania c’è sicuramente la fascinazione – e per chi l’ha esperito in prima persona anche la nostalgia – per un mondo in odore di digitale, una delle cui agorà era proprio la sala giochi coi suoi cabinati, prima prova del fuoco per gli amici che avessero avuto il fegato di sfidarsi a Street Fighter.

La sala giochi aveva però un limite: i giochi, per quanto valesse la regola easy to learn, hard to master, erano sempre uguali esaurita la manciata di opzioni a disposizione. Limite che i videogiochi attuali – e a maggior ragione quelli net based – si impongono di infrangere in partenza, per offrire all’utente un’esperienza quanto più libera e immersiva: non a caso Vanellope si innamora di un MMO di corse a metà tra GTA e Saints Row, secondo Ralph troppo pericoloso ma irresistibile per lei che desiderava da tanto testare i propri limiti. Mettendo a confronto queste due modalità di intrattenimento e introducendo il dibattitto sulla “diseducatività” di certi prodotti, Ralph spacca Internet fa un passo in avanti rispetto al predecessore, che invece non si poneva la questione della natura del mezzo videoludico limitando il discorso in funzione della caratterizzazione dei personaggi.

Anche in questo caso però il vero protagonista non è la cultura nerd – contrariamente a quello che si potrebbe pensare – l’amicizia che tiene unito lo strano duo ma Internet, la cui rappresentazione è tanto originale quanto parziale. Appena entrati in rete siamo bombardati dai loghi di siti e app a noi ben noti (Amazon, Instagram, IMDB) mentre dei fastidiosi ambulanti – i pop-up, a uno dei quali nella versione italiana presta la voce Salvatore Aranzulla – disturbano gli avatar degli internauti, che per navigare chiedono aiuto a un archivista un po’ saccente – il motore di ricerca: un primo impatto sfavillante e ricco di trovate umoristiche, ma quando le strade di Vanellope e Ralph si dividono qualcosa cambia.

Ralph inizia letteralmente a elemosinare like su YouTube per monetizzare i video in cui scimmiotta i meme-icona – dalla sfida dei peperoncini a Bob Ross –, mentre Vanellope approda sul portale Oh My Disney: qui inizia una serie di reference a profusione atti a mettere in mostra la potenza agglomerante della major, con gli stormtrooper che inseguono la piccoletta facendola andare a sbattere contro l’avatar del fu Stan Lee e quindi costringendola a nascondersi nella stanza delle principesse, cui segue la scena con le eroine Dinsey che aveva scatenato l’hype sin dal trailer. La scena in sé meriterebbe un discorso a parte, ma in sintesi diciamo che le principesse demoliscono e rivangano alternativamente gli stereotipi sul loro conto: Vanellope svela loro la comodità delle felpe e queste in cambio le consigliano di cantare una canzone, canzone che arriverà – con tanto di coreografia alla La La Land – legittimando la nuova arrivata come principessa a tutti gli effetti.In questi cinque minuti in cui Vanellope è con le sue nuove amiche e Ralph alle prese con YT, la Disney fa passare un messaggio potentissimo e non proprio edificante, che ci riporta con la mente a un vecchio episodio di Black Mirror.

Primo, che può permettersi di fare ironia su se stessa – e questo sicuramente le fa onore – perché non ha più nulla da temere: la concorrenza è stata annientata o inglobata, e persino quell’immaginario che non le apparteneva – Guerre Stellari, ma anche i supereroi Marvel – d’ora in poi porterà il suo marchio di fabbrica, tanto che per le nuove generazioni l’associazione sarà immediata.

Secondo, che per i motivi di cui sopra può pure permettersi di far crollare i capisaldi della sua narrazione eroica. Ralph infatti subisce un’involuzione rispetto al capitolo precedente: si assuefà a un sistema basato sull’apparenza – lui che dalla nomea di villain era stato condannato all’ostracismo nel suo videogioco – e arriva persino a distruggere scientemente il sogno di libertà di Vanellope acquistando un virus informatico sul deep web; per le eroine si assiste invece a un’evoluzione – salvano la vita a Ralph senza l’aiuto di un principe azzurro –, ma anche questo è un segnale della volontà di sbarazzarsi di certi modelli.

In questo senso nell’incipit parlavamo di «autopromozione», e di «pubblicità» in quanto questo sequel, nonostante la lunga gestazione, ci sembra avere la sola funzione di avallare i cambiamenti che abbiamo descritto – e magari di ricordare ai gentili spettatori che nel 2019 sarà lanciata la prima piattaforma di streaming targata Disney.Dovremo dunque dire addio alla Disney pedagogica – e se vogliamo anche un po’ patriarcale – dei grandi classici? La Pixar per ora non sembra apprestarsi a grandi cambi di rotta, tanto che Gli Incredibili 2, pur con tutte le novità che introduce, ha confermato l’amore per le storie alla vecchia maniera, ma non possiamo ignorare i segnali provenienti dal film in questione.

A conti fatti, Ralph spacca Internet non si spreca nemmeno ad approfondire il lato oscuro di Internet, da cui cerca di mettere in guardia senza troppa convinzione – giusto un’osservazione su quanto siano maligni i commenti sui social e un monito a non andare su siti loschi. Opera di necessità più che d’ingegno, riesce comunque a intrattenere dall’inizio alla fine: peccato per l’aporia del virus informatico che non si capisce che fine abbia fatto – i più attenti ci faranno caso –, ma forse è una soluzione di comodo per dare il la al prossimo sequel. Speriamo di no.