“Reality” di Quentin Dupieux

Stranger than fiction

Presentato nella sezione Orizzonti della 71a Mostra di Arte Cinematografica di Venezia, Reality è una surreale commedia del 2014 scritta, diretta e fotografata dal filmmaker francese Quentin Dupieux, noto agli appassionati di musica elettronica come Mr. Oizo, un nome importante nella storia della musica techno, che dal 2002 ha intrapreso la carriera di regista producendo 6 lungometraggi e 2 corti, tutti incentrati sul tema del meta cinema e dell’assurdo.

Con Reality, che pur restando una commedia risulta la sua opera più complessa, Dupieux è riuscito per la prima volta ad approdare in un grande festival europeo con un suo lungometraggio (già nel 2012 il corto Wrong Cops: Chapter 1 era stato presentato a Cannes), conquistando un’accoglienza positiva da parte sia del pubblico che della critica. Il cameraman francese Jason è alla ricerca dell’urlo perfetto da inserire nel suo primo film da regista; una bambina di nome Reality cerca di scoprire il contenuto di una misteriosa videocassetta rinvenuta tra le viscere di un cinghiale, vittima del papà cacciatore; intanto, l’ex documentarista Zog cerca di girare un intricato film iperrealista proprio sulla piccola Reality; infine, il presentatore televisivo Dennis cerca di scoprire la causa del terribile prurito che gli impedisce di lavorare. Queste e altre storie grottesche, tutte gravitanti attorno al mondo del cinema e della televisione, sono concatenate tra loro in un’intricatissima struttura narrativa, composta di numerosi livelli di realtà sovrapposti l’uno all’altro in un climax ascendente di assurdità e straniamento.


Uno dei più grandi sollievi per lo spettatore medio davanti ad un film dall’intreccio complesso è il fatidico momento in cui si scopre che era tutto un sogno, o un film guardato dal protagonista, insomma il momento in cui ci si sente giustificati per non aver capito nulla. Ecco è proprio su questo patto tacito tra regista e spettatore che Dupieux, come già aveva fatto in Rubber, costruisce un film meta-cinematografico incentrato non tanto su chi sta dietro alla macchina da presa, ma su chi sta davanti allo schermo, il pubblico.

Se infatti, come succede numerose volte in Reality, l’inquadratura si allarga, mostrandoci che la scena assurda che abbiamo appena visto è trasmessa a sua volta in uno schermo che un altro personaggio, come noi, sta guardando, non è affatto per giustificarne sommariamente la stranezza, ma anzi il più delle volte è un espediente per aggiungere un altro livello di realtà alla trama, nel quale i personaggi interferiranno, in modo completamente contrario ad ogni logica, con quelli di un altro livello narrativo e così via.

Il complesso intrecciarsi di questi piani narrativi tuttavia non vuole essere un modo per rendere il film più serioso e concettuale, il regista sembra anzi quasi proporlo come una sorta di gioco per lo spettatore, che il pubblico può decidere se seguire o meno. Altra caratteristica sorprendente di come Dupieux giochi con lo spettatore è il modo in cui utilizza il fattore tempo: se, come è ovvio, nella maggior parte dei film il tempo è alterato in modo da comprimere nella canonica ora e quaranta gli avvenimenti di giorni, mesi o anni, il regista francese porta questa caratteristica convenzionale a un livello successivo, sovvertendo completamente la linea temporale, al punto che, per esempio, Jason riesce a vedere il suo film in sala prima ancora di girarlo.

Quello di Dupieux è un esperimento in cui tutti gli aspetti già di per sé assurdi vengono deformati ed esagerati fino a comporre una pellicola che è tanto una riflessione sul rapporto tra realtà e finzione quanto una dichiarazione d’amore e un omaggio al cinema stesso. Quest’amore per il cinema poi traspare soprattutto dal modo del tutto personale in cui il regista si riferisce all’industria cinematografica: quello che il protagonista Jason vuole girare non è un colossal hollywoodiano, ma piuttosto un b-movie degli anni settanta, l’ultimo splatter di chi sa quale regista indipendente, e come anche lo stesso Dupieux ha rivelato in diverse interviste è il cinema che lui stesso ha sempre guardato e seguito non tanto come regista ma come semplice spettatore.

Certo, Reality non sarà definibile come “capolavoro”, anzi invita quasi a non essere preso sul serio, elaborando in modo tanto leggero quanto brillante il tema del rapporto tra spettatore e finzione. In conclusione, Reality è un prodotto piacevole e scorrevole sotto tutti i punti di vista, sia che si voglia seguire l’intricato intrecciarsi dei livelli narrativi, sia che ci si voglia semplicemente godere l’umorismo e l’estetica bizzarra di un autore che, piaccia o meno, è riuscito a far affermare il proprio nome nel mondo del cinema indipendente.

Titolo originale: Rèalité
Conosciuto anche come: Reality
Nazione: U.S.A., Francia
Anno: 2014
Genere: Comico
Durata: 95′
Regia: Quentin Dupieux
Cast: Alain Chabat, Jonathan Lambert, Elodie Bouchez, Eric Wareheim, John Glover
Produzione: Realitism Films, Rubber Films
Distribuzione: Diaphana Films (Francia)
Data di uscita: 18 Febbraio 2015 (cinema)