Reynaldo Hahn e i suoi “anni ruggenti”

Dopo il recital Poemi silvestri al Palazzetto Bru Zane, il Festival intitolato a Reynaldo Hahn si chiude sabato 26 ottobre alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista con Anni ruggenti, una serata dedicata alla sua produzione teatrale. Protagonisti sono il soprano Marie Perbost, il mezzosoprano Violette Polchi, il tenore Sahy Ratia e il baritono Philippe Estèphe, accompagnati dall’energica pianista Marine Thoreau La Salle.

Erede della scuola di Massenet e Gounod, Hahn impose il proprio stile e nome nella Parigi a cavallo fra Otto e Novecento, privilegiando i generi più leggeri ma senza trascurare il dramma lirico. Ascoltiamo una selezione delle pagine più significative delle sue opere e operette, legate assieme dal filo rosso dell’amore.

Da Le Temps d’aimer (1926) sono stati scelti il “Rondeau” e i “couplets de François”, oltre al divertente “trio di Suzette, Armand ed Hélène” nel quale Polchi pare sposare l’interpretazione di Janine Capderou della registrazione del 1965.

Malvina (1935) è la versione estesa del primo tableau di Une revue e debuttò contemporaneamente a Le Marchand de Venise. Celebrazione della classe borghese, è fatta di musica in cui “si ritrovano la grazia e l’elegante sensibilità” del compositore, come scriveva Adolphe Boschet su “L’Écho de Paris” il 27 marzo 1935. Il duetto delle sorelle vede impegnate Polchi e Perbost, impeccabili nella coloratura e nel canto di conversazione,mentre il duetto di M. e Mme Chocart si ammanta di tinte melanconiche. I couplets di Malvina “Oui, le prénom” sono un gustoso elenco di nomi assurdi. I couplets d’Arthur sembrano descrivere la situazione attuale veneziana, dove non si vende più a “la belle clientèle”, ma a masse informi di turisti.

Da Brummel (1931) ascoltiamo due delle pagine più belle del concerto: il trio di Brummel, Peggy e Jim, in cui Hahn inserisce alcune celebri folk songs, e il quartetto “Les Bergers Watteau” in cui una delicatezza bergerette si abbina a doppisensi divertenti.

Mozart è una deliziosa comédie musicale, un pastiche di rielaborazioni mozartiane, primi lavori di Hahn e arie scritte per Yvonne Printemps, interprete en travesti del ruolo eponimo. Andata in scena per la prima volta nel 1925, prende spunto dalla visita del giovane Salisburghese a Parigi nel 1778. Hahn compone un gioiello di finto classicismo, di cui l’aria del protagonista, un inno appassionato alla città di Parigi, è cantata da Polchi con fervente trasporto. 

Non alla Ville Lumiere, ma alla sua banlieue sono dedicati i couplets di Ciboulette (1923), mentre il duetto Duparquet-Ciboulette è un veloce bestiario, figlio di uno stile che rinnova la tradizione della vecchia operetta francese di Offenbach e Lecoq.

Di Ô mon bel inconnu (1933),piccola meraviglia di charme e souplesse, Polchi e Ratia propongono il fulmineo duetto del pizzicotto.

Immancabile Une revue (1926), da cui viene riproposta “La Dernière Valse”, eccelsamente cantata da Polchi che riesce a infondervi tutta la possibile malinconia, e il concertato “Le Verbe Aimer”.

Di natura differente la Sérénade su testo di Victor Hugo, in cui Ratia e Estèphe duettano con garbo, e i due madrigali “Pleurez avec moi!” e “En vous disant adieu”, composizioni dal carattere serio in cui Hahn si rifà alla tradizione corale antica.

Applausi entusiasti per questi giovanissimi artisti da parte del nutrito pubblico e bis di “Le Verbe Aimer”.

Luca Benvenuti