“C’è una bomba al Centennial Park. Avete solo trenta minuti di tempo”

La bomba era nascosta dentro uno zaino, sotto una panchina. Fu Richard Jewell, addetto alla sicurezza, a dare l’allarme, permettendo così di allontanare molte persone dall’epicentro dell’esplosione.

Basato sul romanzo The Suspect di Kent Alexander e Kevin Salwen e su un articolo di Vanity Fair scritto da Marie Brenner “Incubo americano: la ballata di Richard Jewell”, sceneggiato da Billy Ray, il nuovo film di Clint Eastwood racconta nuovamente (dopo American Sniper, Sully, The 15:17 to Paris, The Mule) la storia di un uomo comune che compie qualcosa di straordinario, per poi successivamente venir additato o processato.

Eastwood presenta Richard Jewell (Paul Walter Hauser incredibilmente somigliante al vero Jewell) prima come fattorino in una piccola impresa poi come guardia di sicurezza in un College. E’ un uomo sui trent’anni, obeso, vive con la madre (Katy Bates), è stato un vice sceriffo, possiede armi (“vivo in Georgia!”) per andare a caccia, ama i videogiochi dove si spara, ogni sera legge il codice penale, è ossessionato, con una certa indole infantile, dall’ordine (regole) e dalla sicurezza. Durante le Olimpiadi di Atlanta viene arruolato tra gli addetti alla sicurezza, dopo essere stato licenziato per eccesso di zelo e iniziative private dal preside della scuola. Lui che più che un fan delle forze dell’ordine, si ritiene uno di loro, è un onore servire il suo Paese durante un evento così importante. I suoi colleghi e i vari poliziotti lo prendono sempre un po’ in giro per il suo stare sempre sul chi va là.

Mentre il 911 riceve due strane chiamate, Richard Jewell nota uno zaino abbandonato sotto una panchina. Convinti i poliziotti a chiamare gli artificieri, l’uomo si rende conto che la situazione è molto grave “la prima cosa che ci insegnano al corso è quando l’artificiere impallidisce, devi correre”. Jewell, i poliziotti, la sicurezza creano un cordone per allontanare, durante il concerto, più gente possibile. Quando la bomba esplode lo scenario è devastante. Richard Jewell è il nuovo eroe. Interviste, strette di mano per strada, una proposta per un romanzo. Il tutto mentre l’FBI brancola nel buio. Quando agli agenti federali arriva una denuncia su Jewell, come personaggio controverso in cerca di attenzioni tanto che potrebbe aver messo lui la bomba per poi balzare agli onori dell’America, l’FBI ha trovato il suo colpevole.

Una soffiata da parte dell’agente Tom Shaw (Jon Hamm) a una giornalista di dubbio valore (Olivia Wilde) – tra l’altro L’Atlanta Journal-Constitution ha minacciato azioni legali contro la Warner Bros per come è rappresentata una loro giornalista – getta il mostro in prima pagina.

Richard Jewell dovrà difendersi dall’accusa, ancora non provata, ma vallo a spiegare ai cronisti, di terrorismo. In sua difesa chiamerà un avvocato, Watson Bryant (Sam Rockwell), che lavora in proprio, ma conosciuto anni prima. Si rivolge a lui perché era l’unico che si comportava con lui in modo civile senza offenderlo. “Non diventare uno stronzo – gli fa promettere Bryant quando lascia il lavoro per diventare una guardia giurata secondo i nostri impieghi – basta un po’ di potere e si diventa stronzi”.

Con uno stile pulito, schietto e pratico, grazie anche al montaggio di Joel Cox, Eastwood e Hauser pongono il pubblico nei panni dei cittadini americani. Una delle principali caratteristiche di Eastwood è la capacità di coinvolgere lo spettatore, di emozionarlo, di farlo sentire parte della storia che sta raccontando.

Non cede mai alla retorica né al buonismo facile e guida lo spettatore a capire Jewell con la stessa minuzia, ma di condanna, dei suoi aguzzini, quindi sulla base di pregiudizi estrapolati dai suo profilo e dai suoi comportamenti: si tratta di un trentenne obeso che vive con la mamma, “anch’io sono le forze dell’ordine”, dice agli agenti che lo stanno indagando, o provano a incastrarlo mentre brancolano nel buio, come un potenziale terrorista, con una condiscendenza che sarebbe comica se non fosse patetica.

Prodotto, tra gli altri, da Leonardo Di Caprio e Jonah Hill, non è un film perfetto, ma il messaggio arriva nitido: è’ un rimprovero all’arroganza istituzionale e una difesa della dignità individuale.
Non c’è violenza fisica, sanguinolenta, ma c’è la violenza di un calvario psicologico. C’è il tradimento delle principali figure di riferimento: la polizia in questo caso, che si allea con i media che hanno eletto Jewell eroe e poi principale accusato.


Qui si parla della vulnerabilità del cittadino di fronte al potere, si parla di moralità, di  perdita dell’innocenza del sogno americano, che frantuma il mito a Richard Jewell, uomo fedele alla Patria e alle forze dell’ordine che hanno il compito di proteggerlo. Ha creduto nella “polizia” religiosamente, senza cedimenti per tutta la vita.

C’è ironia in questa tragedia sensibile, sincera e capace di suscitare emozioni.
Un film ammirevole per la libertà con cui Eastwood e gli attori, meravigliosi nella cura dei dettagli, fanno convivere la semplicità dello stile con la complessità dei temi. Il finale commuove senza sentimentalismi. L’uomo comune, eroe del quotidiano, scioglie la tensione e poi ricomincia, riparte per la sua strada, continua a credere per migliorare la società.

 

Titolo originale: Richard Jewell
Nazione: U.S.A.
Anno: 2019
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 129′
Regia: Clint Eastwood
Cast: Olivia Wilde, Sam Rockwell, Paul Walter Hauser, Jon Hamm, Kathy Bates, Wayne Duvall, Dexter Tillis, Nina Arianda
Produzione: 75 Year Plan Productions, Appian Way, Misher Films, The Malpaso Company, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros Italia
Data di uscita: 16 Gennaio 2020 (cinema)