Alle Giornate degli Autori la regista Nathalia Acevedo porta come sua opera prima adatta l’ omonimo romanzo breve di Mario Bellatin.

Il film (si) racconta o presenta come una riflessione post apocalittica dopo una malattia: in una città senza nome in Messico, un tempo viva ora luogo desolante, un salone di bellezza diventa uno luogo di passaggio dove si radunano gli emarginati, sospesi tra la vita e la morte.  
“Ciò che un tempo era dedicato alla bellezza ora sia dedicato alla morte“, ne è ben consapevole il proprietario. 

Nel mezzo, si trova l’Individuo, una presenza solitaria che si prende cura di questo ambiente senza fare promesse e dare spiegazioni. Nel film, il tempo e lo spazio si dissolvono l’uno nell’altro.

Delirante ed eccessivo, con una linea temporale non lineare, girato come fosse un documentario, Salón de Belleza ostenta se stesso scambiando lentezza per raffinatezza, tedio per riflessione onirica, incomunicabilità per ispirazione.