Dal 24 al 28 febbraio 2026 – Teatro Ariston, Sanremo

Ci siamo. Manca un giorno all’inizio della 76ª edizione del Festival di Sanremo, il più importante e discusso evento legato alla canzone italiana. Anche quest’anno la rassegna si prepara a catalizzare l’attenzione del Paese (come spettacolo televisivo, s’intende, non certo come termometro dello stato della musica italiana, che è ben più ampio).

Sanremo 2026 arriva in un clima di grande attesa, alimentato dai preascolti riservati alla stampa nel mese di gennaio, che come da tradizione hanno prodotto una pioggia di pagelle, commenti e prime inevitabili gerarchie critiche. Un esercizio ufficioso, certo, ma sempre più influente nel costruire la narrazione iniziale del Festival. Così come la polemica Pucci e la discussa partecipazione di Laura Pausini come co-conduttrice.

LA LINE-UP: TRA CONTINUITÀ E RICERCA

Il cast di questa edizione si muove lungo una linea di equilibrio tra nomi affermati, artisti di area indie ormai pienamente mainstream e nuove voci che cercano la consacrazione sul palco dell’Ariston. La direzione artistica di Carlo Conti sembra aver assestato i soliti colpi al cerchio e alla botte: riconoscibilità autoriale (dei soliti noti), qualche tormentone immediato e un po’ di nomi noti, questi, per lo più al pubblico giovanissimo.

Ne emerge un panorama musicale se non altro coerente, poco eclatante forse sul piano musicale ma potenzialmente forte su quello emotivo / interpretativo (leggi alla voce Arisa).

LE PAGELLE DEI PREASCOLTI: COSA DICE LA STAMPA

Dai principali quotidiani ai magazine musicali, passando per siti specializzati e radio nazionali, le valutazioni convergono su un dato chiave: Sanremo 2026 è un Festival di canzoni da consumo rapido. In testa alle classifiche critiche spicca Ditonellapiaga (candidata alla vittoria?), il cui brano è stato definito brillante, centrato e perfettamente calibrato per il contesto sanremese. Subito dietro Fulminacci, che convince per coerenza stilistica e maturità narrativa, confermandosi una delle voci più credibili della nuova generazione cantautorale.

Molto apprezzata anche Serena Brancale, che porta in gara un pezzo intimo e viscerale, sorretto da un’interpretazione intensa e da una scrittura personale che ha colpito gran parte dei giornalisti presenti ai preascolti. Buoni riscontri, ma più divisivi, per il duetto tra Fedez e Marco Masini: un brano di forte impatto emotivo, che alterna momenti di grande efficacia ad altri giudicati più prevedibili. Una proposta che potrebbe trovare maggiore forza forse nella dimensione live.

Nel gruppo alto delle pagelle rientra anche Tommaso Paradiso, con una ballad riflessiva che parla di sentimenti adulti e quotidiani. Una canzone che non sorprende ma convince per misura e sincerità.

IL CENTRO CLASSIFICA E LE ZONE D’OMBRA

La fascia centrale delle valutazioni è ampia e affollata. Qui trovano posto artisti come Ermal Meta e diverse proposte provenienti dall’area urban e indie, giudicate interessanti ma non sempre memorabili al primo ascolto. Più in difficoltà, secondo la critica, alcune scelte percepite come anacronistiche o poco incisive, con voti bassi assegnati a brani ritenuti deboli sul piano dell’innovazione o della scrittura.

Il collega Matteo Magazzù ha riassunto tutti gli esiti dei preascolti qui, pubblicando la classifica della sala stampa.

CHE FESTIVAL SARÀ

Il quadro che emerge dalle pagelle di gennaio racconta un Sanremo 2026 sobrio (a parte l’immancabile paio di proposte in quota trash), emotivamente intenso e fortemente ancorato alla forma-canzone tradizionale. Un Festival che potrebbe crescere ascolto dopo ascolto, ma che rischia di apparire meno immediato rispetto ad alcune recenti edizioni.

Come sempre, però, il vero giudizio arriverà dal palco. L’orchestra, l’interpretazione dal vivo e la risposta del pubblico hanno spesso ribaltato pronostici e classifiche premature.

Sanremo resta un rito collettivo, un racconto nazionale in musica. E anche nel 2026, per cinque sere, l’Italia si fermerà ad ascoltare.