“Sborde” di Sebastiano Scapinello

Immaginate per un momento di essere un anello, intrappolato in una pallina di un distributore automatico per bambini. Conducevate una vita tranquilla e prevedibile, fino a che una ragazzina vi fa sputare fuori dal distributore e vi indossa. Ma i desideri della fanciulla sono volubili e dopo poco venite scambiati per un gelato mezzo sciolto che sta mangiando un adolescente al parco. Quest’ultimo a un festino vi usa come pegno per una sonora sconfitta ad una versione d’azzardo di straccia camicia. Sempre alla medesima festa Flavio, il nuovo proprietario, immediatamente vi dona a Gianna, la sua convivente, simulando una proposta di matrimonio. Successivamente, quando qualcosa nel rapporto fra i due si incrina, passate nelle mani di un ragazzo ancor più giovane che si appropria di voi strappandovi dalle mani di Gianna senza che neanche se ne accorga. Ancora una volta venite donati dal giovane scapestrato alla sua fidanzata che vi sfoggia sui social e in seguito, dopo la rottura del rapporto amoroso, vi lancia per strada.

Sborde” è un cortometraggio di 23 minuti proiettato nella seconda giornata dell’Edera Film Festival 2026. Il regista, Sebastiano Scapinello, ha confezionato una favola urbana estiva che riesce a codificare in chiave grottesca e ironica un intero percorso di vita. Come un frattale, la storia è al tempo stesso contenuto e contenitore di una vita intera, ripercorre giovinezza, adolescenza, matrimonio, crisi di coppia ed età adulta in un paio di giornate o poco più, cadenzata dallo squisito espediente narrativo dell’anello patacca “Chanel” che viene trascinato da un proprietario ad un altro.

I brani elettronici di Angela Rossiello e i font psichedelici dei titoli di testa e coda sono perfetti per accompagnare lo spettatore nelle varie fasi che portano Flavio e Gianna ad affrontare una crisi amorosa e a ricongiungersi, grazie anche al ruolo terapeutico delle partite a tennis. Il titolo del film compare in una delle scene più assurde mentre i protagonisti guardano, probabilmente per caso, un programma di televendite demenziale. Assorta in questa ipnotica sessione televisiva di estraniamento, Gianna chiede a Fabio di riprovarci, ma questo risponde che forse non è il caso. Servirà fare ulteriormente i conti con le proprie emozioni e magari scandagliare le possibilità interpretative dei sogni che i due erano soliti raccontarsi ma mai analizzare a fondo quando erano devoti alla spensieratezza.

Il corto termina in maniera lieta con il ricongiungimento dei protagonisti. Gianna racconta come di consueto un sogno che questa volta lo spettatore ha il privilegio di vedere rappresentato perché particolarmente importante. Si tratta di una partita a tennis dove il campo è disastrato e immerso nella vegetazione. Gianna è affaticata ma determinata e con salda fermezza brandisce la racchetta e fa partire un servizio potente: il simbolo di un rapporto da ricostruire con disciplina e maturità acquisita?

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