Paolo Marra (Leonardo Lidi), uccide sua moglie e decide di costituirsi. Lo fa egoisticamente per cercare di mettersi la coscienza a posto e perché spera che questo gesto posso aiutarlo a comprendere i motivi che l’hanno spinto a commettere l’omicidio.

Inizia così Serpenti, film diretto da Roberto De Paolis Maino, in veste anche di sceneggiatore assieme ai fratelli D’Innocenzo. Nei primi minuti un lento zoom-in geometrico e claustrofobico su Paolo ci accompagna in un monologo introspettivo con cui egli si presenta e dichiara le sue intenzioni. Una volta in commissariato però, non viene preso sul serio dagli agenti di polizia, i quali gli affibbiano persino un avvocato la cui missione diventa tentare di dissuaderlo dal costituirsi. La tragicomicità dei dialoghi e delle situazioni irrealistiche valica spesso i confini del politicaly correct. La scelta di mettere al centro di un film sulla violenza di genere un uomo violento reso vittima dell’insensibilità di altri uomini nei confronti della vicenda può apparire una scelta visionario oppure di cattivo gusto. Che si tratti di una rappresentazione satirica della società però non c’è dubbio, lo stesso regista afferma di aver cercato “una via pungente e originale” per trattare il tema della violenza di genere. Tuttavia questa ricerca di originalità si dovrà poi scontrare con la sensibilità del pubblico, soprattutto quello femminile.

Il disagio psicologico di Paolo Marra ci viene trasmesso tramite diverse riprese grandangolari accompagnate da un’inerzia narrativa surreale, quasi forzata. Situazioni e dialoghi stridono come il sonoro scelto per intervallarli, costituito principalmente dal canto sgraziato di un violino. Intorno al protagonista, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto e Valeria Golino costruiscono una galleria di personaggi eccentrici, grotteschi e perfettamente inseriti nell’atmosfera straniante del film. Inserito nella sezione Venezia Spotlight dell’83esima Mostra del Cinema, questa commedia dell’assurdo con il suo humor nero si discosta stilisticamente dalle produzioni precedenti di De Paolis. Nonostante l’attenzione del regista sia rimasta rivolta alle tematiche sociali, a cambiare è stato soprattutto il linguaggio visivo.  Viene abbandonata l’immediatezza della strada, come in Cuori puri, per abbracciare un’astrazione in grado di seguire la sceneggiatura surreale scritta con i fratelli D’Innocenzo.

L’ultimo film di De Paolis, in uscita al cinema il 10 settembre 2026, non vuole dare risposte ma solamente interrogare una società che rischia di diventare così assuefatta alla violenza da non volerla riconoscere nemmeno quando è essa stessa a denunciarsi in prima persona.