Siamo al countdown, ormai, mancano solo due episodi dopo il presente, e Sharp objects deve mettersi in carreggiata per andare concludersi in una climax che si rispetti. Le premesse per una puntata che vada in questo senso ci sono, dopo tutto nello scorso capitolo è successo poco o niente, quanto bastava per apparecchiare la tavola a nuova spinta decisa in fase narrativa. Ci toglieremo mai di dosso questa aura di banale volgarità finalmente?

Il punto della situazione

Nella torrida mattina successiva alla sua notte di passione con Willis, Camille ha comunque il testa la sua ultima conversazione con la madre e delle visioni che sovrappongono quest’ultima ad Amma. Proprio la sorella minore, mentre il detective, umiliato, cerca informazioni sull’autolesionismo della nuova fiamma, trascinerà Camille a una festa di suoi coetanei che presto evolverà in un droga-party. Sul fronte delle indagini emerge sempre poco, l’unico elemento che ci mantiene vigili su quella linea è il ritrovamento della bicicletta di una delle due ragazzine morte, ma la rivelazione importante è frutto della bocca larga di Ashleigh, che si lascia sfuggire qualche dettaglio importante a causa della rabbia.

La miniserie

Cherry è, almeno sinora, l’episodio più esemplificativo della struttura di Sharp objects. Il titolo della sesta parte è un riferimento alla natura duplice di Camille e delle sue compagne di scuola vent’anni prima degli omicidi – tutte belle lisce e pulite fuori con dentro un nocciuolo duro e grinzoso – ma funge da perfetta metafora pure per la serie stessa: una storiella ben confezionata con tutti i crismi ma che ha poco sostanza, e quel poco di sostanzioso che c’è non è commestibile. Sharp objects ondeggia sempre tra il banale finto chic, come la riunione delle gallinelle e questo elogio snobista del finto progressismo all’americana e la conturbante narrazione di sessualità turbolenta dell’oscura ruralità, ma riesce a tenere queste sue peculiarità negative compattate all’interno di un pacchetto tutta forma che riesce a celarne le brutture.

Sarà anche pedante, se non addirittura semplicistico, insistere su questo scollamento tra sostanza e forma – prodotti del genere non andrebbero mai valutati per compartimenti stagni – ma si tratta allo stesso tempo della sintesi più efficace che si può fare parlando della serie in questione. La ciliegina ricorrerebbe sempre nella descrizione di un qualsiasi episodio di Sharp objects: ogni puntata è una ciliegina, il problema è che manca la torta. Lo stupro di gruppo ai danni di Camille ormai sembra non avere neppure più importanza, ci viene ricordato più per sport, come se fosse un passaggio obbligato della produzione, analogo alle chiacchierate con il direttore del giornale e consorte, sempre più inutili nonostante l’ambizione di apparire come delle stoccate sagaci, e allo stesso modo la descrizione di questo borgo si fa sia più insistente che più inutile (ed era pure partita bene!), poiché ogni settimana continuano a darci informazioni non richieste che più che approfondire una qualsivoglia sfumatura ribadiscono fatti noti già dalla prima ora di girato.

L’eleganza serve a farsi apprezzare, confortando lo spettatore offrendogli la solita pappetta riscaldata mentre gli si ripete che sta vedendo un’opera originale. Così non si va da nessuna parte, ci manca solo che dopo Netflix a fare i Nolan del piccolo schermo ci si mettano anche le TV cable. Gli onirismi che accompagnano il viaggio nella notturna Wind Gap alla fin fine servono a poco, il legame che viene rinsaldato in questa sorta di odi et amo è già più interessante seppur mal gestito, come lo sfogo di Ashleigh sulla popolarità e la necessità di evadere. Questi infatti sono elementi chiave di una delle pochi fattori che fino a ora ha funzionato davvero, ovverosia un ambiente incattivito e cannibale che inizia a corrodere le menti delle persone sin dall’adolescenza. Amma ne è il più fulgido esempio – e quindi, visti i binari dell’ovvietà finora percorsi dalla serie, finirà per svelarsi come l’assassina, ormai la cosa è nell’aria – dato che lo iato tra i suoi due modi di mostrarsi è talmente evidente che Adora è costretta a preoccuparsene sopra ogni altra cosa, probabilmente rivedendo in lei gli errori passati con Camille e la sorella. Nel frattanto la cheerleader sembra sapere qualcosa di più, veramente questa volta, ma del suo orecchio maciullato probabilmente finirà presto per non importare nulla a nessuno, men che meno allo spettatore.

Poca cosa. Sharp objects è poca cosa, bisogna rassegnarsi ed ammetterlo. Non basta il suo incedere elegante frutto della pulizia del montaggio, in particolar modo, per convincerci che stiamo guardando una serie raffinata, quando invece ci troviamo di fronte alla solita solfa thriller da domenica pomeriggio. Una ciliegia, una sola, la si gusta e poi ci si rifà il palato con la delusione che nasce quando si guarda sotto e non c’è niente, nemmeno una fetta di torta. Poca cosa.