“Sherazade. La mia vita appesa a una storia” di Mattia Berto al Teatro Goldoni di Venezia

Si concluderà domenica 5 maggio alle ore 17 il laboratorio di teatro di cittadinanza del regista Mattia Berto, che ha coinvolto cittadini veneziani di tutte le età per riflettere sulla città e le sue criticità. Dopo essere approdato in alberghi, hotel e luoghi di passaggio veneziani, l’evento finale sarà lo spettacolo-evento intitolato L’ultima notte al Teatro Goldoni, sviluppatosi a partire da Le mille e una notte. Immaginando che la città di Venezia incarni la figura del re Shahriyar, stanco, tradito e messo alla prova dalle continue scosse che minano le sue fondamenta, la figura di Sherazade e le storie che ogni notte racconta diventano l’unica via di salvezza, l’unico modo per ridestarsi. Calandosi nei panni di Sherazade i partecipanti interpreteranno le varie trame attraverso le proprie storie autobiografiche per risvegliare le coscienze di chi attraversa la città senza viverci.

Mattia Berto svela alcune curiosità riguardo il progetto:

-Com’è nata l’idea del progetto Sherazade?

Sherazade nasce dalla continua necessità di fare ricerca teatrale a partire dalla vita. Da un paio di anni creo dei progetti che coinvolgono cittadini di tutte le età e usano il teatro come aggregante collettivo. Dopo il riuscito progetto Tempesta. La resa dei conti, ideato lo scorso anno per il Teatro Stabile del Veneto, che aveva visto i performer-cittadini abitare le calli e i campi della città partendo dal celebre testo La Tempesta di William Shakespeare, pretesto per riflettere sui cambiamenti della loro città, quest’anno ho deciso di partire dalla famosa raccolta di storie intitolata Le Mille e una notte. Sherazade, una giovane e bellissima principessa racconta storie per salvarsi la vita e io ho chiesto ai veneziani di diventare Sherazade e raccontare le loro storie, le storie che gli hanno salvato la vita e di farlo negli hotel della città con la volontà di siglare una relazione tra chi vive la città di passaggio, i turisti, e chi vive la città quotidianamente, gli abitanti.

-Come ha influito la scelta di una città come Venezia in cui svolgerlo?

Dico sempre che Venezia, scena a cielo aperto, è come un’unica grande casa dove le calli sono come corridoi e i campi delle accoglienti stanze. È una città dove si va a piedi e proprio per questo la relazione tra esseri umani è continua. Venezia, però, è anche una città che sta mutando come molti altri centri storici italiani. I pochi abitanti rimasti la portano ad avere i numeri di un paese.Se invece pensiamo alla Venezia abitata dai turisti, raggiunge i numeri di una metropoli. Proprio per questo, pensando alla cura delle persone che è una peculiarità del teatro e anche di chi riceve, nella città dei contrasti tra pochi abitanti sopravissuti e hotel, ho trovato il terreno fertile per questa mia riflessione.

 –Cosa vorresti trasmettere a chi sceglie di partecipare ai tuoi laboratori e cosa speri di ricevere a tua volta?

Vorrei trasmettere che la vita è un’esperienza unica che va vissuta e condivisa. Che è un momento storico nel quale dobbiamo ritrovarci tra persone e che dal basso si possono fare delle piccole rivoluzioni grazie alla forza degli esseri umani. Spero di ricevere saperi che non conosco, storie passate e presenti e momenti di condivisione collettiva.

-Cosa ci si può aspettare dallo spettacolo finale del 5 maggio?

Siamo giunti al termine di un lavoro intenso e di emozioni autentiche, al termine di un viaggio condiviso da persone che si sono messe in gioco attraverso il teatro. Il 5 maggio mi piacerebbe che fosse un’esperienza inclusiva sia per i cittadini in scena che per i cittadini spettatori. Entreranno in campo le generazioni tutte, compresi i giovanissimi che chiuderanno questa riflessione sulla città, sul teatro, sulla vita con un rito che spero ci farà pensare ancora una volta a una collettività pulsante a Venezia.

-Per concludere…racconti un aneddoto che ricordi legato a questi anni dedicati al teatro?

Potrei raccontare di tante storie, tante follie, di tanti momenti intensi e tragicomici. Credo che la cosa più pregnante che rimane di questi anni è l’incontro con le persone. Molti dei partecipanti alle mie avventure teatrali sono oggi parte della mia strampalata famiglia del teatro. Quello che mi auguro è che gli anni del teatro siano ancora molti e che la famiglia sia sempre più grande.

INGRESSO LIBERO fino ad esaurimento posti,richiesta ulteriori informazioni a: info.teatrogoldoni@teatrostabileveneto.it

Foto in copertina di Giorgia Chinellato