“Solo cose belle” di Kristian Gianfreda

La scomodità del bene

Chi fa del bene è scomodo, perché mette in risalto l’incapacità altrui. Così, nel Paese dove c’è la sede della Chiesa Cattolica, si arresta un sindaco che ha trasformato un villaggio in rovina in un esempio di integrazione riconosciuto a livello mondiale. Il film “Solo cose belle” è una testimonianza di certe storture, forse non solo italiane ma certo tipiche delle nostre parti. Ma è anche testimonianza del fatto che chi fa del bene deve avere una tenacia incrollabile.

Nel grazioso paese romagnolo di San Giovanni in Marignano, uno storico palazzo del centro viene lasciato in eredità alla una associazione umanitaria che lo destina a casa famiglia. Vi si installano una giovane coppia con il loro figlio naturale, un bambino adottivo cinese, un adulto con disagio psichico, una ragazza madre con la sua bambina, un rifugiato africano e un giovane ex carcerato. Insomma, un gruppetto abbastanza variegato da sconvolgere il quotidiano e tranquillo ordine delle cose di un paesotto di provincia . Tanto più che a smuovere le acque c’è la campagna elettorale tra il sindaco uscente e ricandidato e il suo avversario.

Inutile dire che quei bizzarri nuovi arrivati diventano subito il “nemico” da combattere e tra i due contendenti amministratori la posta in gioco andrà a chi prima e meglio riuscirà a cacciarli dal paese.
La battaglia sarà dura e si complicherà anche per il fatto che nel frattempo Benedetta, la figlia del sindaco, fa la conoscenza delle persone della casa famiglia e a poco a poco dalla diffidenza passa alla stima e alla collaborazione con loro.

Alla fine non tutti vivranno proprio felici e contenti, perché la vita non è una fiaba. Alcuni vivranno, però, felici di aver imparato che altruismo e generosità danno senso e pienezza alla vita, nonostante sconfitte ed errori.
Una commedia, bella e utile, ironica e commovente, lieve e profonda, pervasa di quella cadenza romagnola nella parlata che sa essere sia gioviale sia severa.

La regia del quarantottenne riminese Kristian Gianfreda è brillante ma non pretenziosa e coadiuvata da un buon cast. L’associazione è quella della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi nel 1972. Il film è una splendida produzione indipendente ed edificante senza retorica. E’ stato proiettato dal 9 maggio e a Torino lo ha proposto il Cinema Baretti, che dal 2002 svolge azione interculturale e di cittadinanza attiva nel quartiere di San Salvario.