“Sommersi”, corto diretto da Gian Marco Pezzoli, mette in scena l’intreccio tra la vicenda isolata di due adolescenti, soli e annoiati sul finire dell’estate, e quella collettiva dell’alluvione in Emilia-Romagna del 2023. È già nel titolo la chiave drammatica di questo intreccio: i due amici Michael e Lorenzo sono sommersi, prima ancora del disastro che li travolgerà senza preavviso e che porrà fine alla loro spensieratezza infantile, dalla vastità dello spazio di provincia, dal tempo vuoto a loro disposizione, dalla calma placida che sembra soprattutto una condanna. È infatti la noia, in primis, ad essere “forza ineluttabile”, ed è la solitudine che li “sommerge”, a partire dalla mancanza di punti di riferimento e di calore vitale che scopriamo nel loro contesto familiare.

Così la libertà, che sarebbe parte integrante della crescita attraverso il gioco e l’esplorazione di sé stessi, diventa una maledizione che conduce a poco a poco alla fatalità irreparabile. I due amici, “dispersi” e costretti a farsi forza e compagnia l’uno con l’altro, non si rendono conto di scivolare verso il punto di non ritorno, non distinguono la portata delle loro azioni nel loro spingersi sempre un po’ più in là. Il vetro sfondato diventa così l’immagine crudele della loro scoperta, l’improvvisa presa di coscienza di non trovarsi nello spazio sconfinato che credevano.

A quel punto il cataclisma dell’alluvione, evento soverchiante che travolge la quotidianità delle persone indistintamente e senza appello, diventa, nel paradosso costruito da questo racconto, anche evento catartico. Nello spaventoso gioco del caso, l’acqua copre ogni cosa, sembra lavare via le colpe, azzerare i conti rimasti in sospeso. E dare forse una seconda possibilità, una via di fuga, un’insperata salvezza. Con molte domande: elemento di vita o elemento di morte? Forse, semplicemente, questo fiume in piena è il passaggio alla vita adulta, il trauma di un primo dilemma non voluto. Michael e Lorenzo trovano qualcosa a cui aggrapparsi nella corrente, la vita può riprendere, ma niente sarà più come prima: libertà senza responsabilità è solo uno spazio vuoto, noia, solitudine senza più limiti. Varcata quella soglia, le strade si dividono. Ora sta ad ognuno – e non è per tutti – saper guardare avanti.