L’omaggio a più voci che il fascicolo n. 592 della storica rivista quadrimestrale “Bianco e nero”, curato da Alberto Anile, dedica alla carriera e al genio di Alberto Sordi rappresenta un unicum all’interno della ricchissima bibliografia dedicata all’artista romano. Il titolo scelto, Sordi segreto, non intende ammiccare ad alcuno sguardo sghembo, magari da uno spioncino retrogrado che in altri contesti tenderebbe a sbirciare indizi di riscrittura spicciola, sfuggiti ai radar di esemplari parabole artistiche. E non c’è dubbio che, nel caso di Alberto Sordi, l’aggettivo “esemplare” sia calzante come in poche altre star del cinema nostrano; un attore-autore destinato ad assimilare  le proprie maschere, fin dall’inizio, a una caratterizzazione via via “enciclopedica” di una certa italianità del secondo dopoguerra, soprattutto nei suoi aspetti più sgradevoli e scomodi, fino a presentarsi, nel memorabile programma televisivo del ‘79 “Storia di un italiano”, come una specie di suo testimone testamentario.

Sordi segreto, copertina
Sordi segreto, copertina

Il “Sordi segreto” di Bianco e nero allude all’affioramento stratificato e ricchissimo delle parti sottotraccia, pure oltremodo vitali, di quel testamento simbolico, altrove così orgogliosamente esibito: e cioè l’immensa massa di materiali meticolosamente raccolti dall’artista sul proprio lavoro nel corso di cinquant’anni, ora depositati presso il Centro Sperimentale di Cinematografia dalla Fondazione Alberto Sordi. Un patrimonio che Francesca Angelucci e Marina Cipriani, cui è affidata la sua delicata curatela presso il CSC, inquadrano e mettono a fuoco con pazienza a chiusura del volume: un catalogo di 20.000 unità che “comprende pellicole, video, nastri audio, sceneggiature, soggetti, trattamenti, monografie, periodici, opuscoli, cui si aggiungono corrispondenza, documentazione amministrativa, rassegna stampa, foto, grafica e oggetti vari”. Attorno a questo corpo sterminato di documenti, cui il passare del tempo e il fatale diradarsi dei testimoni diretti accrescono via via il valore di testimonianza e di strumentario per una approfondita rilettura artistica, gravitano gli “inneschi” di storia e memoria che costituiscono l’anima del libro; con la chiamata a raccolta di contributi preziosi e eterogenei, alcuni ispirati al rigore del recupero filologico di date e fatti precisi, altri impegnati a riattraversare un contesto più ampio di costume e cultura popolare, altri ancora rivolti a riannodare empaticamente i fili di remoti e significativi ricordi personali.

"Mamma mia che impressione", locandina
“Mamma mia che impressione”, locandina

Nel volume”, precisa la nota del curatore Alberto Anile, “abbiamo cercato di esplorare gli aspetti meno noti dell’attore, a cominciare dai progetti non realizzati (dallo pseudo western Il trombettiere del generale Custer a Il mio amico Henry, basato sulle traversie di un sosia di Kissinger, fino al film in Brasile – su cui riferisce Tatti Sanguineti – del quale si girano alcune scene al Carnevale di Rio); Daniela Currò, conservatrice della Cineteca Nazionale, recupera le bobine radiofoniche di Io, Alberto Sordi; si svelano i segreti di Mamma mia che impressione!, e si raccontano le puntate inedite di Storia di un italiano”In particolare, alle vicende produttive e alla fortuna alterna del primo film che vede Sordi come protagonista, Mamma mia che impressione!, Marco Vanelli dedica un contributo gustoso, generosamente prodigo di dettagli e riletture documentarie, in grado di far rivivere al lettore il clima culturale dei primissimi anni ‘50, e con esso il contesto germinativo preciso, nient’affatto scontato, della parabola artistica di Sordi. Goffredo Fofi”, rileva ancora Anile nella sua nota, “mette in luce l’aspetto lucido e crudele del Sordi migliore, ‘cattolico e romano, anzi catto-belliano e per niente apostolico e universale’, Maurizio Porro racconta i trascorsi teatrali e di cantante, ‘rapper in anticipo con una spiccata vena per il surreale’, Stefano Masi illumina il sodalizio con Silvana Mangano, accoppiata ardita de ‘la bella e la bestia’.

E la carrellata prosegue: “Fra gli ospiti e i testimoni, Francis Ford Coppola ricorda una cena insieme a San Francisco, Moraldo Rossi giura che sul set felliniano di Lo sceicco bianco Sordi si sia scritto tutte le battute, ci sono omaggi di Gigi Proietti e dello scrittore spagnolo Arturo Pérez-Reverte”. Altri testi e interventi sono di Walter Veltroni, Benedetto Gemma, Gabriele Gimmelli, Alberto Crespi, Maria Gabriella Giannice, Gianni Amelio, Steve Della Casa, David Grieco, Luca Martera, Domenico Monetti, Luca Pallanch, Simone Starace, Giovanni D’Ercole, Francesca Angelucci, Marina Cipriani, oltre che dello stesso curatore Alberto Anile.

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Bianco e Nero – vol. 592 (settembre – dicembre 2018)
SORDI SEGRETO Riflessioni, scoperte, materiali dall’archivio personale dell’attore
Rivista quadrimestrale del Centro Sperimentale di Cinematografia
Vol. 592 dedicato ad Alberto Sordi

Euro 16,00 (o in abbonamento)

Contributi di: Felice Laudadio, Walter Veltroni, Goffredo Fofi, Maurizio Porro, Marco Vanelli, Alberto Crespi, Alberto Anile, Maria Gabriella Giannice, Arturo Pérez-Reverte, Alberto Sordi, Gianni Amelio, Tatti Sanguineti, Steve Della Casa, Daniela Currò, David Grieco, Luca Matera, Francis Ford Coppola, Stefano Masi, Simone Starace, Gigi Proietti.

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