Il film è ambientato ai giorni nostri, nei meravigliosi paesaggi naturali del Ciad, di una grandiosità a volte persino inquietante.
La vicenda evoca però un tempo remoto, quasi mitico, quando le donne erano riconosciute quali depositarie della conoscenza. Quella stessa conoscenza a causa della quale, millenni dopo, sono additate al pubblico ludibrio come streghe. In quel lontano passato le donne erano libere, oggi invece sono suddite di pregiudizi e di leggi innaturali, create dagli uomini che le vogliono sottomesse ad essi come schiave.

“Soumsoum” è il nome di un’antica celebrazione, era la notte delle stelle, nella quale, un tempo, ci si liberava di ogni pregiudizio e si ballava unendosi carnalmente, alla luce degli astri. Mascherati, però, in modo da non riconoscersi il giorno dopo.
Tra realtà, visioni soprannaturali e lirismo paesaggistico, il film mostra la diciassettenne Kellou (Maïmouna Miawama) che prende coscienza della sua capacità di capire il passato e prevedere il futuro. Kellou si lega alla “strega” Aya (Achouackh Abakar Souleymane) la levatrice che assistette alla sua nascita e che non poté impedire che la madre morisse di parto. La donna, ormai irrimediabilmente malata e prossima alla morte, le trasmette le proprie conoscenze. Kellou, quasi una Antigone africana, andrà contro le leggi degli uomini del villaggio (pur con l’insperato appoggio del padre e della giovane matrigna) e seppellirà la affezionata Aya là dove ella desiderava. Ella poi si allontana dal villaggio dove è malvisto anche il suo stesso padre perché forestiero, “immigrato”, non uno di loro.

Nel film ci sono prese di posizione molto decise e coraggiose (persino un momento di accenno a una sorta di sorellanza lesbica) contro la società patriarcale oscurantista, reazionaria, bigotta e ipocrita, contro la guerra e la violenza.
Tuttavia non è un film di lotta né di divisione, bensì di ricerca di giustizia, serenità, spiritualità e pace.

Spiritualità e pace che il regista Mahamat-Saleh Haroun, originario del poverissimo Ciad, auspica in ogni suo film per il proprio Paese che, nel corso della sua tormentata storia recente, ha patito guerre civili, violenze e corruzione. È anche a causa di tale situazione che il regista stesso, classe 1961, dovette emigrare in Francia negli anni ‘80, ma ritorna sovente nel suo Paese nel quale ha ambientato molti dei suoi numerosi e apprezzati film. Haroun ha ottenuto infatti, nel 2010, sia il premio della giuria al Festival di Cannes, sia il Premio Robert Bresson (premio istituito nel 1999 e attribuito al regista che “abbia dato una testimonianza, significativa per sincerità e intensità, del difficile cammino alla ricerca del significato spirituale della nostra vita”) al festival di Venezia.

Soumsoum è presentato in concorso per l’Orso d’Oro alla 76° edizione del Festival Del Cinema di Berlino, nel febbraio 2026 e ha ottenuto il premio della giuria FIPRESCI ( Fédération internationale de la presse cinématographique), con i giudici Saleem Albeik, Anne Küper, Ioannis Raouzaios

Data di uscita: 19 febbraio 2026

Genere: dramma

Durata: 101′

Anno: 2026

Paese: France, Chad 

Produzione: Pili Films, Paris, France – Co-produced by Goï-Goï Productions N’djaména, Chad

Distribuzione: Films Boutique Berlin, Germany